Sicilia, quote rosa e Giunte: le donne all'Ars temono il voto segreto

Quote rosa nelle Giunte, le donne dell’Ars temono il voto segreto

Il timore del fronte maschile trasversale
IL DDL ENTI LOCALI
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PALERMO – La paura serpeggia nel fronte delle donne dell’Ars e la esplicita Valentina Chinnici, deputata del Partito democratico, nel corso della discussione generale sul ddl Enti locali. Il testo contiene l’obbligo delle quote rosa per almeno il 40% nella composizione delle giunte comunali, norma già affossata da Sala d’Ercole nel lontano 2019 e mai amata dagli uomini che popolano il parlamento regionale. I timori di nuove imboscate sono evidenti nell’altra metà del cielo di Sala d’Ercole.

Quote rosa, l’allarme di Valentina Chinnici

“Credo che i tempi siano più che maturi per l’approvazione di questa norma – le parole di Chinnici. Speriamo che non ci siano imboscate o sgambetti anche da parte dei colleghi. Si tratta di una norma di equità”. L’esponente Pd poi ha rilanciato, annunciando un emendamento che tenterà di elevare la soglia dal 40 al 50 per cento”.

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Valentina Chinnici (Pd)

Ciminnisi: “Il rischio dello sgambetto è reale”

Il fronte femminile a Sala d’Ercole è minoritario ma agguerrito. Si teme lo sgambetto da parte dei colleghi. “Il rischio è reale – avverte la parlamentare M5s Cristina Ciminnisi -, lo si respira a Palazzo dei Normanni. Voglio sperare che non si crei un fronte trasversale che approfitti del voto segreto per bloccare la norma”. Poi l’avvertimento anche al proprio schieramento: “Ci sono delle forze politiche che non possono permettersi di retrocedere davanti a queste battaglie”.

Cristina Ciminnisi (M5s)

Lantieri: “In questo caso non esistono destra e sinistra”

Timori trasversali, condivisi anche dalle donne del centrodestra. “Confermo, non c’è molta voglia da parte dei colleghi di approvare quella norma – spiega la vice presidente dell’Ars e deputata di Forza Italia Luisa Lantieri -. Il rischio che venga affossata c’è, ma auspico che il Parlamento questa volta vada dritto e approvi una norma giusta. In questo caso non esistono destra e sinistra – conclude Lantieri -, questa è una norma delle donne”.

Luisa Lantieri
Luisa Lantieri (FI)

Grasso: “Quote rosa norma di buonsenso”

La pensa allo stesso modo la collega di partito Bernardette Grasso: “L’adeguamento della legislazione regionale al sistema nazionale sulle quote di genere nelle giunte comunali è una norma di buonsenso e di civiltà – afferma -. Garantire almeno il 40% di rappresentanza femminile non è una concessione, ma il riconoscimento di un principio di equilibrio e democrazia compiuta. Mi auguro che l’Aula sappia coglierne il valore e approvare una norma che rafforza la qualità delle istituzioni e rende più giusta la partecipazione delle donne alla vita pubblica”.

Bernardette Grasso
Bernardette Grasso (FI)

Caronia: “Cercheranno di bloccarci”

Schietta la deputata di Noi moderati Marianna Caronia: “Rischio voto segreto? Sono certa che lo chiederanno, altro che rischio. Sono sicura che tenteranno in tutti i modi di affossare quella norma, che invece dovrebbe avere consensi bipartisan. In Italia abbiamo un premier donna e un capo dell’opposizione donna, non si capisce perché la Sicilia debba restare indietro su questo fronte”. Per Caronia la questione è semplice: “L’Ars deve decidere se le donne, che prendono premi e applausi in tutti i contesti, possano o no guidare le scelte della politica nei Comuni”.

Marianna Caronia
Marianna Caronia (Noi mdoerati)

L’unica voce maschile sul ddl Enti locali nel centrodestra arriva dal capogruppo della Lega Salvo Geraci, che però si concentra sul terzo mandato per i sindaci dei Comuni sotto i 15mila abitanti: “La riforma che approda in aula con il ddl Enti locali è necessaria ed opportuna – le parole del presidente dei deputati del Carroccio -. C’è un’intesa sull’approvazione del terzo mandato per i sindaci dei comuni sotto i 15mila abitanti. Trovo utile anche l’istituzione della figura del consigliere supplente in caso di nomina ad assessore di un eletto nell’assemblea municipale, da estendere a tutti i comuni al di là del numero di abitanti”.

Contrario, invece, il deputato del Pd Dario Safina: “Un ddl che serve solo alla classe politica ma che non riavvicina i cittadini alla gestione della cosa pubblica – le parole del deputato trapanese -. Questa non è una riforma. Voterò contro la norma sul terzo mandato e contro il mandato illimitato dei sindaci, lo stesso farò quando sarà esaminata la norma sul consigliere comunale supplente”.


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