CATANIA – Il giudice di pace di Randazzo ha condannato un istituto di credito a rimborsare una propria cliente vittima di una truffa realizzata tramite Sms spoofing, riconoscendo la responsabilità della banca per la mancata adozione di adeguate misure di sicurezza. Il ricorrente era rappresentato dall’avvocato Maurizio Mariani di Confconsumatori Sicilia, che rende nota la sentenza.
La vittima nel dicembre del 2023 aveva ricevuto sul cellulare un Sms apparentemente proveniente dal numero della banca, lo stesso utilizzato in precedenza dall’istituto per comunicazioni ufficiali. Il messaggio segnalava un presunto accesso anomalo al conto corrente e alcuni prelievi in corso, invitando la cliente a inserire i codici di verifica per bloccare le operazioni. Ingannata dalla credibilità della comunicazione, la cliente aveva proceduto alla reimpostazione delle credenziali, senza rendersi conto di essere vittima di una truffa. Pochi minuti dopo verificava sul proprio conto un addebito non autorizzato di 1.490,50 euro. Dopo aver presentato denuncia ai carabinieri e aver richiesto senza successo il rimborso all’istituto di credito, la cliente si è rivolta alla giustizia.
La banca, costituitasi in giudizio, ha sostenuto che la responsabilità fosse esclusivamente della cliente, colpevole di aver comunicato incautamente i dati di accesso. Il giudice di pace di Randazzo, dottoressa Eleonora Distefano, ha invece accolto la domanda della ricorrente, condannando la banca al rimborso integrale della somma sottratta (1.490,50 euro), oltre interessi legali e spese di lite.
“Si vanno consolidando, mediante il riconoscimento di importanti pronunce come questa, le tutele in favore dei consumatori vittime di frodi informatiche sempre più sofisticate – dichiarano gli avvocati Maurizio Mariani e Carmelo Calì, che è presidente nazionale di Confconsumatori – questi risultati rappresentano un grande conforto per le battaglie intraprese a tutela dei consumatori. La sentenza chiarisce che gli istituti di credito non possono limitarsi al rispetto formale di standard di sicurezza, ma devono adottare misure concrete ed efficaci per proteggere i propri clienti dalle frodi informatiche, che costituiscono un rischio professionale prevedibile e prevenibile”.

