PALERMO – I pubblici ministeri e difese discuteranno il 23 marzo, il giudice per l’udienza preliminare si pronuncerà il 20 aprile. Quel giorno il Gup Walter Turturici deciderà le sorti giudiziarie dell’assessora regionale al Turismo Elvira Amata e dell’imprenditrice Marcella Cannariato.
I pubblici ministeri Felice De Benedittis e Andrea Fusco le ritengono colpelevoli di corruzione in un filone dell’inchiesta che ha coinvolto anche il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Cannariato ha chiesto il rito abbreviato e dunque il 20 aprile saprà se sarà condannata o se ci sarà sentenza di non luogo a procedere. Amata, in caso di rinvio a giudizio, ha scelto il rito ordinario.
Secondo l’imputazione, Amata si sarebbe fatta promettere e dare da Cannariato (legale rappresentante della A&C Broker S.r.l.) utilità consistenti “nella assunzione (dal 26 settembre 2023 al mese di marzo 2024) nella A&C Broker S.r.l. del nipote Tommaso Paolucci e nel pagamento delle spese per l’alloggio di quest’ultimo nella struttura ricettiva denominata “Leone Suite B&B” di Palermo nel periodo settembre 2023-marzo 2024 (per complessivi 4.590,90 euro oltre iva)”. Questo in cambio del decreto assessoriale con il quale Amata “individuava la manifestazione promossa dalla fondazione Marisa Bellisario (di cui Cannariato era rappresentante regionale) denominata “XXIII ed. Donna, Economia e Potere”, ai fini della concessione di un finanziamento pubblico di 30.000 euro”
Amata, esponente di Fratelli d’Italia nel governo regionale, nel corso dell’interrogatorio aveva confermato di avere chiesto a Cannariato, con cui c’era un rapporto di cordialità, l’assunzione del nipote per aiutarlo in un momento di grande difficoltà in conseguenza di un grave lutto in famiglia.
“Non è intercorso alcun accordo corruttivo tra l’imprenditrice e l’assessora”, hanno sempre sostenuto gli avvocati di Amata (Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella) e di Cannariato (Vincenzo Lo Re e Giada Traina). Nel processo sono state acquisite, con il consenso delle parti, le chat fra le due imputate. Anche in questo caso l’interpretazione è opposta. Secondo la Procura, rappresenterebbero la prova di rapporti che sconfinavano nell’illecito. Secondo le difese, conversazioni legittime fra due persone che hanno confermato l’esistenza di un rapporto di amicizia.

