PALERMO -“Mi sono fatto ingolosire”, ha ammesso Luigi Cembalo, ordinario del Dipartimento di Scienze agrarie della università Federico II di Napoli.
In sedici persone, fra cui imprenditori e docenti universitari, rischiavano di finire agli arresti domiciliari su richiesta dell’ufficio palermitano della Procura europea che ha indagato sulla mala gestio dei finanziamenti per l’istruzione. Nel caso di Cembalo 7.200 euro sarebbero serviti per comprarsi due iPhone, un Mcbook, Pc e monitor. Ha già fatto sapere di volere patteggiare e di restituire i soldi.
“Appalti in cambio di pc”, 4 interdittive
Dopo gli interrogatori preventivi il giudice per le indagini preliminari Claudia Rosini ha sciolto la riserva, applicando la misura cautelare a Enrico Cafaro, Luigi Cembalo, Antonio Fedullo e Cosma Nappa.
Ai primi due viene applicata l’interdittiva della sospensione da ogni attività sulla gestione di fondi pubblici, agli altri due la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare la rispettiva attività professionale degli altri. Il giudice ha inoltre dichiarato la propria incompetenza territoriale e il fascicolo sarà trasmesso al Tribunale di Napoli. Il fascicolo sarebbe potuto restare tutto a Palermo qualora il giudice avesse ritenuto che esistesse un collegamento fra tutte le contestazioni. Ed invece gli episodi sono stati considerati slegati fra loro e non frutto di un unico programma illecito.
A Palermo resta radicato l’episodio collegato al caso della preside dello Zen, Daniela Lo Verde, e al suo vice, Daniele Agosta, che in passato hanno patteggiato una condanna per peculato e corruzione. Si è appropriata di cellulari, Tv e cibo destinati ai laboratori della scuola.
Il palermitano indagato
Per le le vicende di Palermo è indagato anche Mario Piacenti, palermitano, 66 anni, manager del settore “education” della società R-Store. I pm avevano chiesto gli arresti domiciliari, ma la richiesta è stata respinta. Piacenti, difeso dagli avvocati Giovanni Rizzuti e Pierfrancesco Campo, nel corso dell’interrogatorio ha respinto le contestazioni e puntato il dito contro la sua accusatrice. Era stata la dipendente della società, Alessandra Conigliaro, a tirarlo in ballo sostenendo che il sistema dei regali ai professori fosse una prassi.
Piacenti ha spiegato che la donna l’avrebbe “tirato dentro per cercare di giustificarsi e circoscrivere le proprie responsabilità”. In ballo ci sarebbe anche la parentela della donna con un uomo che in precedenza ricopriva un incarico simile a quello di Piacenti.
Una tesi che, secondo il Gip Rosini, “dovrà essere approfondita nelle successive fasi e che allo stato non pare destituita di ogni credibilità”. Per altro è l’unico indizio, dunque non basta per la misura cautelare.
Il manager
Diversa la valutazione per Antonio Fedullo, manager della società; Cafaro, docente del Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’università Federico II di Napoli; Cembalo, ordinario del Dipartimento di Scienze Agrarie della stessa università; Nappa (elemento di raccordo tra l’Istituto e l’azienda R-Store).
Fedullo, che è stato sospeso dopo che è stata pubblicata la notizia, viene indicato come il “vero domimus delle strategie illecite” così come ricostruito dai pubblici ministeri Calogero Ferrara e Amelia Luise.
Il Gip scrive che gli indagati “hanno asservito la loro attività professionale a interesse estranei” e “sviato la loro funzione pubblica in quanto ingolositi dal meschino desiderio di ricavarne utilità personale quali cellulari e dotazioni informatiche a spese dei fondi europei”
Respinte tutte le altre richieste
Il giudice ha respinto le richieste cautelari per tutti gli altri indagati.
Il Gip Claudio Rosini ha picconato l’accusa nei confronti del collaboratore tecnico informatico del Cnr, Corrado Leone, a cui la procura europea contesta di aver chiesto per uso proprio un monitor e di aver usato un “tesoretto” gonfiando preventivi e fatture. Nell’interrogatorio Leone ha negato entrambe le accuse, portando al giudice i riscontri. Ci sono stati dei momenti drammatici nel corso dell’interrogatorio. Al punto che il gip scrive riguardo ai fatti contestati: “…che ciò però avvenisse per ottenere utilità, ovvero beni ad uso privato proprio o altrui, è stato fortemente contestato e decisamente negato dal Leone – scrive il gip – che ha offerto sul punto una ricostruzione alternativa e antitetica”. Il monitor da 32 pollici serviva per continuare da casa un progetto del Cnr. Leone, che ha sostenuto con forza di aver agito sempre nell’interesse del Centro, aveva avuto gravi problemi di salute e quel monitor serviva per lavorare in smart working. “Quello era il tesoretto che è stato utilizzato sempre solo per acquistare strumenti per il laboratorio”, ha detto Leone al giudice producendo tutta la documentazione necessaria. Una tesi accolta dal giudice per le indagini preliminari di Palermo.
Il gip ha rigettato integralmente la richiesta di applicazione della misura cautelare anche nei confronti di Carlo Palmieri, vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli, Luciano Airaghi, Claudio Caiola, Giuseppe Cangemi, Giancarlo Fimiani, Roberto Reda, Giuseppe Fucilli, Ettore Longo, Maria Rosaria Magro, Mario Piacenti, Vito Rinaldi.

