Il candidato alle elezioni, la 'picciutteda' e il boss: condannati

Il candidato, la ‘picciutteda’ e il boss: patto per le elezioni, condannati

elezioni
Salvatore Ferrigno e la consegna dei soldi al bar
Dieci anni in appello a Ferrigno, per altri due imputati pena definitiva

PALERMO – La Corte di appello ha confermato la condanna a 10 per Salvatore Ferrigno. Avrebbe “comprato” un pacchetto di voti per le elezioni regionale del 2022. Da qui l’imputazione di scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza è di inizio marzo, ma Livesicilia ne è venuta a conoscenza adesso.

Prima di lui, in un altro processo, sono stati condannati con una sentenza che ora diventa definitiva il mafioso di Carini Giuseppe Lo Duca (undici anni, un mese e dieci giorni) e Piera Loiacono (sei anni e mezzo). Ferrigno aveva scelto il rito ordinario, gli altri due imputati l’abbreviato e nelle scorsese ttimane la Cassazione ha respinto i ricorsi.

Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Paolo Guido (oggi capo dei pm a Bologna) e del sostituto Giovanni Antoci, Lo Duca aveva preso un impegno preciso con Ferrigno che gli avrebbe consegnato cinquemila euro tramite Loiacono in cambio del sostegno elettorale in “quattro paesi”.

Arrestati prima delle elezioni regionali

I carabinieri li arrestarono a settembre 2022 in piena campagna elettorale per le Regionali. L’ex deputato nazionale di Forza Italia era in corsa con i “Popolari e autonomisti Noi con la Sicilia”, lista di centrodestra che faceva capo all’ex governatore Raffaele Lombardo, a sostegno della candidatura di Renato Schifani.

Ferrigno da 40 anni viveva in America dove faceva il broker assicurativo. Lo Duca, figlio di un pezzo grosso della vecchia Cosa Nostra, ha nella sua fedina penale penale una sentenza passata in giudicato per mafia.

Soldi consegnati al bar

Nelle intercettazioni si parlava di voti e soldi. Il passaggio di denaro avvenne in un bar dove i militari fotografarono l’incontro fra Ferrigno e Lo Iacono. Quest’ultima è stata l’intermediaria della d’azione di denaro.

Anche Loiacono ha un passato in politica. Ha ricoperto il ruolo di assessore a Campofelice di Fitalia in provincia di Palermo. Nel 2017 cercò visibilità candidandosi alla presidenza della Regione, sostenuta dal Movimento Politico “Libertas” e dai Liberal Socialisti.

Lo Duca garantì la raccolta dei voti a “Carini, Torretta, Cinisi, Terrasini… non meno di duecento voti a paese… Dico, io ho i miei… e in quarantamila quando gliene porto duecento che minchia vuole”, continuava Lo Duca.

Spiegava di essere forte a Carini, ma con ottimi collegamenti con i boss palermitani: “Per quanto riguarda le borgate problemi non ne abbiamo… c’è Passo di Rigano… ce ne sono”, diceva alla donna. La chiamava “la picciutedda”.

Ora tu per qua gli dici ‘ascoltami…’ gli dici ‘avendo una persona… – così Lo Duca suggeriva a Loiacono di dire a Ferrigno – che già ci siamo capiti pure chi è, avendo quest’amicizia… non meno di cinque a paese… io posso corrispondere quattro, di qua e già sono questi di qua… e questi non me li deve toccare nessuno Piè, perché ogni paese io gli devo lasciare la metà”.

Coloro che garantivano l’appoggio alle elezioni andavano ripagati: “Vedi che a Cinisi, gli presento cinquemila… millecinque tu e millecinque io… non c’è niente da fare”.

E Loiacono dimostrava di conoscere bene le dinamiche: “Certo perché sennò non ti cercano più”. Anche perché diceva Lo Duca, “tu pensi che noi andiamo a fare una campagna elettorale senza guadagnare una lira”?. E la donna rispondeva: “No, dobbiamo guadagnare”.

La sera del 17 settembre 2022 i carabinieri si appostarono nel bar di Carini. C’erano Ferrigno e Loiacono. Il candidato prese qualcosa dalla tasca dei pantaloni, la passò a Loiacono che la mise nella borsa. Loiacono, tornata in auto, parlava con il compagno: “… mi ha detto trovo altri cinquemila euro a parte questi mille euro che mi ha dato”.

La difesa di Ferrigno ha sempre sostenuto che l’imputato fosse all’oscuro di tutte le manovre prima delle elezioni. Non era consapevole del patto sporco e la consegna dei soldi, accertata senza alcun dubbio come ha stabilito la Cassazione, pensava ad una normale e lecita attività elettorale. Sarebbe finito nella rete di una donna “gabbatrice, ciarlatana, camaleontica, inaffidabile”.

Ferrigno era scampato alla strage di Fiumicino del 1985, quando un commando palestinese che faceva capo al terrorista Abu Nidal piombò nello scalo romano. Gli uomini armati di bombe e kalashnikov uccisero 16 persone.  Ora la difesa può sperare di ribaltare il verdetto nell’ultimo step in Cassazione, dove Lo Duca e Loiacono sono stati giudicati colpevoli.


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