L’imprenditore Aveni confessa: “Ho pagato tangenti per i lavori”

L’imprenditore Aveni confessa: “Ho pagato tangenti per i lavori”

mafia e corruzione
Coinvolto nel filone messinese che riguarda anche Iacolino

PALERMO – Si è dichiarato innocente, ma al contempo l’imprenditore Giovanni Aveni “ha reso dichiarazioni che assumono valore sostanzialmente confessorio”.

A scriverlo è il giudice per le indagini preliminari Filippo Serio che ha imposto all’imprenditore di Barcellona Pozzo di Gotto il divieto di esercitare impresa per 12 mesi e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Grazie alla sua “parziale collaborazione” ha ottenuto una misura cautelare meno afflittiva rispetto agli arresti domiciliari imposti al funzionario regionale Francesco Mangiapane.

L’imprenditore Aveni confessa

Nel corso dell’interrogatorio preventivo Aveni ha ammesso di avere consegnato 10.000 euro ciascuno in contanti a Mangiapane e al dirigente dell’assessorato alle infrastrutture Giancarlo Teresi (arrestato nelle scorse settimane assieme all’imprenditore e boss di Favara, Carmelo Vetro). Ha spiegato di averlo fatto poco dopo l’inizio dei lavori “a fronte di esplicite richieste formulate da due pubblici funzionari motivata da esigenze personali”. Ha pagato “per non avere problemi nel corso dei lavori appena avviati”.

Aveni è l’imprenditore coinvolto anche nel secondo filone dell’inchiesta che riguarda pure il manager della sanità ed ex europarlamentare di Forza Italia, Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Iacolino avrebbe esercitato pressioni sui vertici dell’Asp di Messina per fare ottenere l’accreditamento ad una srl di Aveni. Bisognerà capire se rilascerà dichiarazioni anche su questo argomento.

“Asservimento alla logica dell’interesse economico personale, assenza del senso dello Stato, concreto pericolo di reiterazione dei reati, consapevolezza della illiceità della condotta realizzata”: sono dure le parole che il giudice per le indagini preliminari utilizza per spiegare le ragioni dell’arresto (ai domiciliari), del funzionario regionale Mangiapane.

Nel corso dell’interrogatorio preventivo ha respinto le accuse, ma le sue dichiarazioni “non appaiono convincenti”. Ha detto di non sapere che nella commessa per il dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte fosse stato affidato un subappalto a Giovanni Filardo, cugino mafioso di Matteo Messina Denaro. Eppure ci sono le intercettazioni delle sue conversazioni con Filardo. Così come “non ha fornito una spiegazione plausibile” alle intercettazioni in cui si fa riferimento ai soldi.

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