PALERMO – I luoghi e la rete di contatti. Il fermo di Khaled Trabelsi, 19 anni, e Taher Karim Taher, di 22, per apologia del reato di terrorismo non chiude le indagini che partono da Palermo e arrivano fino in Francia. Ci sono dei passaggi da cui emerge il rischio che la Jihad islamica appoggiata e promossa sui social potesse non limitarsi ai soli proclami.
I luoghi
Innanzitutto i luoghi. Alcuni emergono con chiarezza perché fanno da sfondo ai video postati dagli indagati sui social e recuperati dalla Digos. Taher, ad esempio, il 12 gennaio scorso percorreva via Pietro Bonanno mostrando il Castello Utveggio e il panorama di Palermo dall’alto. All’indomani era al molo di Sant’Erasmo e subito dopo in via Lincoln. Poi tre ore di vuoto, come se il cellulare fosse spento o scarico. Il positioning tramite Gps è saltato fra le 18 e le 21.
Jihad e martirio
I due indagati sono accusati di avere incitato, attraverso profili di TikTok e Instagram, alla Jihad e al martirio e pubblicato immagini di miliziani armati e della Casa Bianca in fiamme con il vessillo dello stato islamico al posto della bandiera statunitense.
Il pubblico ministero Maria Pia Ticino nel fermo sottolinea “il pericolo che gli stessi si possano dare alla fuga e si possano rendere agevolmente irreperibili nonché che possano intraprendere viaggi all’estero sempre aventi finalità terroristiche, anche alla luce della loro evidente radicalizzazione e dal proposito espresso a più riprese di diffondere l’ideologia del martirio religioso e dell’impiego di armi nel contrasto ai miscredenti”.
Rischio per l’ordine pubblico
Pericolo ancora più grande “qualora decidessero di dare concreta attuazione ai propositi di violenza reiteratamente manifestati, con evidente e grave pericolo per l’incolumità pubblica e l’ordine pubblico”. Gli indagati “si sono dimostrati, infatti, soggetti particolarmente pericolosi e l’attività di propaganda e istigazione alla commissione di azioni violente, il disprezzo verso i miscredenti, l’esaltazione del martirio e dell’uso delle armi sono stati oggetto di ripetute e attualissime manifestazioni su molteplici social network e attraverso l’impiego di una pluralità di profili aperti al pubblico”.
La radicalizzazione
Taher “aveva manifestato propositi di vendetta” nei confronti dell’autore di un pestaggio subito dallo zio di un suo conoscente. C’è una recente telefonata in cui emergerebbe una “crescente tendenza alla radicalizzazione dell’indagato”. Mentre parlava con una donna palermitana la rimproverava: “Non si sente musica… perché musica non va bene perché musica dentro al cuore… una cosa brutta, capito?… perché è Haram (peccato)… senti il Coran… anche dopo Ramadan Insha’allah (se Dio vuole) non si sente musica”.
Le tappe in Francia
In passato Taher si era volontariamente allontanato da una struttura di accoglienza per minori a Catania, rendendosi irreperibile per nove mesi. A maggio 2023 era stato respinto dalla polizia francese a Ventimiglia, mentre cercava di attraversare clandestinamente la frontiera.
Ancora una volta dai social emerge che era comunque riuscito ad entrare in Francia. Alcune immagini dimostrano che l’indagato si è recato a Strasburgo, sede del Parlamento europeo. In Francia è rimasto dal 16 novembre 2023 a luglio 2024. Poi, di nuovo irreperibile fino al 23 aprile 2025.
Attraverso l’analisi della lista degli “amici” i poliziotti della Digs hanno individuato ulteriori contatti “virtuali”, i cui profili social condividono sul web contenuti violenti: “Un video esplicativo delle modalità con cui far esplodere un ordigno artigianale, collegato ad un timer a led” e “un’azione suicida di un soggetto che si fa esplodere a bordo di un veicolo, in prossimità di una struttura ove sono presenti altri soggetti appiedati e vetture in movimento”. Ed anche sulla rete di amici si concentra l’inchiesta della Procura di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia.

