Operai morti a Palermo, le parole dell'Arcivescovo Corrado Lorefice

Operai morti, Lorefice: “Questa tragedia susciti più responsabilità”

Lorefice
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Le parole dell'Arcivescovo di Palermo

PALERMO – “Palermo piange in questi giorni altre due vittime del lavoro. Ancora una volta piangiamo
lavoratori nel pieno delle forze – mariti e padri, amici – vittime di assenza di adeguati controlli
e di un sistema che cerca di lucrare a scapito della sicurezza e della dignità delle persone”. Sono le parole dell’Arcivescovo di Palermo, Monsignor Corrado Lorefice, dopo la tragedia di via Marturano in cui sono morti due operai.

“Daniluc Tiberi Un Mihai di 50 anni, originario della Romania, e Najahi Jaleleddine di
41 anni, originario della Tunisia
(con una laurea in agraria, ma pur di sostenere la moglie e le
due bambine di 3 e 7 anni accettava lavori di fatica), ci urlano che la loro morte è anche la
perdita della dignità di ogni lavoratore sfruttato”.

“Offrire un lavoro dignitoso, sicuro, con un salario adeguato, in grado di poter sostenere
una giusta prospettiva di vita, significa mettere al centro le persone,
le loro vite, i loro sogni,
le loro famiglie – continua Lorefice -. Se il Vangelo ci ricorda che «l’operaio ha diritto al suo salario» (Lc 10,7), chi offre il lavoro in Italia ha il dovere di rispettare il primo articolo della Carta costituzionale ove
si precisa che la nostra è «una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Di più: la
Repubblica italiana pone il lavoro al centro dell’ordinamento e «promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto», cosicché ogni lavoratore «concorra al progresso materiale o spirituale della società.» (Art. 4).

“Gli articoli 35-47 tutelano il lavoro in tutte le sue forme, garantendo retribuzione dignitosa, riposo, sicurezza sociale. I dati forniti dall’Inail registrano che in Sicilia si continua a perdere la vita mentre ci si
guadagna da vivere. Che queste morti suscitino consapevolezza e responsabilità così da mettere sempre la persona al centro di ogni rapporto di lavoro. Il ‘dio profitto’ produce morte, ingiustizie, scarti umani. Sofferenza. Dolore. Ciascuna vittima del lavoro è un volto, una vicenda umana, un corpo, a cui dobbiamo
dare voce. Alle loro famiglie corre il nostro ricordo. Persone, relazioni, storie umane attese, aspirazioni, drammaticamente interrotte. A loro la Chiesa palermitana esprime vicinanza e affetto. A loro dobbiamo chiedere umilmente perdono”.


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