Palermo, chiesto il processo per Cuffaro e gli altri imputati

Chiesto il processo per Cuffaro e gli altri imputati. Udienza a maggio

Cuffaro
Alcuni indagati escono dall'inchiesta

PALERMO – La richiesta di rinvio a giudizio è del 14 aprile scorso. La Procura di Palermo chiede di processare l’ex presidente della regione Totò Cuffaro, detenuto agli arresti domiciliari, e gli altri indagati.

Cambia lo status: diventano tutti imputati e si dovranno presentare l’8 maggio prossimo davanti al giudice per l’udienza preliminare Ermelinda Marfia. Rispetto all’inizio dell’inchiesta molte contestazioni sono venute meno.

Cuffaro e il concorso a Villa Sofia

Cuffaro è indagato per corruzione assieme all’ex manager dell’ospedale Villa Sofia Roberto Colletti, al primario del Trauma center Antonio Iacono e allo storico collaboratore del politico della Dc, Vito Raso.

Cuffaro ebbe in anteprima grazie dal manager di Villa Sofia Colletti e a Iacono, presidente della commissione degli esami, le prove di esame per la stabilizzazione degli operatori socio sanitari nell’ospedale palermitano. Le prove passarono dalle mani di Vito Raso a quelle dell’ex governatore che le consegnò ad una candidata che andò a trovarlo a casa.

In cambio Colletti avrebbe ottenuto la conferma della nomina a direttore generale dell’ospedale, sponsorizzata da Cuffaro, mentre Iacono la promessa, nel caso in cui avesse voluto concorrere, di essere appoggiato per diventare direttore dell’unità di Anestesia e rianimazione. Iacono non ha mai presentato la domanda.

L’appalto a Siracusa

C’è poi l’appalto per il servizio di portierato e ausiliariato dell’Asp di Siracusa. Cuffaro è indagato per traffico di influenze insieme a Mauro Marchese e Marco Dammone, ex rappresentante legale ed ex funzionario commerciale della Dussmann Service (il suo rapporto di lavoro era terminato mesi prima).

Cuffaro avrebbe fatto da “intermediario con i vertici dell’amministrazione regionale e delle aziende sanitarie, utilizzando le relazioni con Alessandro Caltagirone, direttore generale dell’Asp, consolidatesi anche per averne sponsorizzato la nomina direttore generale”. In cambio l’ex governatore avrebbe ottenuto la promessa di assunzioni, contratti e subappalti.

Confermato quanto era emerso con l’avviso di conclusione delle indagini: è venuta meno l’ipotesi della turbativa e Caltagirone esce dall’inchiesta.

La posizione di Romano

Sempre per traffico di influenze nello stesso appalto sono indagati anche il faccendiere Ferdinando Aiello e l’imprenditore di Belmonte Mezzagno, Sergio Mazzola. A quest’ultimo l’ipotesi di reato viene contestata in concorso con il deputato Saverio Romano. Romano “per cui si procede separatamente” – scrivono i pm – sarebbe stato l’intermediario finale con Caltagirone.

Mazzola “introdotto dal Romano come amico personale” avrebbe ottenuto come vantaggio un subappalto con la sua impresa la Euroservice. Per la posizione del deputato nazionale di “Noi Moderati” è presumibile che si profili un’archiviazione.

Per la stessa vicenda è indagata la Dussmann Service come responsabile dell’illecito amministrativo dipendente dal reato. Non è escluso che una parte dell’inchiesta possa essere trasferita a Siracusa per competenza territoriale affinché si indaghi sull’eventuale turbativa della gara per favorire un’altra impresa, la Pfe.

Confermato che la Procura non contesta più l’associazione a delinque a Totò Cuffaro, Vito Raso, Antonio Abbonato, dipendente dell’assessorato regionale alla Famiglia, e al deputato regionale della Dc, Carmelo Pace.

Nella richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal pubblico ministero Andrea Zoppi e dal coordinatore Gianluca De Leo, non è contestata l’inziale ipotesi di corruzione per le commesse del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale, che coinvolgeva il direttore Giovanni Tomasino, l’imprenditore Alessandro Vetro e l’onorevole Pace. A questo punto di attende l’archiviazione.


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