“Dopo nove anni lunghi, difficili, segnati da accuse pesanti e da un racconto spesso distorto, oggi arriva una verità chiara e definitiva: il fatto non sussiste. Nove anni non si cancellano. Nove anni di attesa, di silenzi, di giudizi sommari. Ma alla fine resta solo ciò che conta davvero: la verità”.
Questo scrive su Facebook l’ex senatrice Simona Vicari, dopo la sentenza di assoluzione che la riguarda e che abbiamo raccontato. Non ci fu corruzione, per favorire la ‘Liberty Lines’.
Ci sono diversi aspetti su cui focalizzarsi. La giustizia ha i suoi riti ed è fisiologico che sia così. Nel frattempo cosa succede alla vita delle persone, specialmente se personaggi pubblici?
Simona Vicari scrive: “Nove anni non si cancellano”. Mentre la clessidra scorre lentamente, sotto la sabbia ci sono esistenze spesso schiacciate da tutto quello che ruota intorno alla ‘normale’ – così, almeno, dovrebbe essere – celebrazione dei processi. Parliamo del contorno, non dell’epicentro giudiziario. Normale, cioè, nell’esposizione delle circostanze, delle cronache e perfino delle idee, scansando l’emissione di un verdetto anticipato. Non accade mai.
Perché si dimentica che nessuno è colpevole, fino a prova contraria. Perché la collocazione partitica di un imputato diventa un elemento scatenante e decisivo per capire chi gli darà addosso e chi accorrerà in difesa. Perché (ancora) non abbiamo imparato che un’accusa è un’ipotesi, non una pietra tombale.
Il nostro giornale batte da sempre sul tema della questione morale, in Sicilia e altrove, come valutazione autonoma di una politica coscienziosa.
Ci piacerebbe che i Palazzi del potere fossero improntati alla sobrietà, alla consapevolezza del servizio, scansando la tentazione del privilegio, a prescindere dal codice. Crediamo in una riforma etica che spinga i politici ad adottare comportamenti appropriati.
Vorremmo, contemporaneamente, nel raccontare i fatti, nel commentarli – crediamo – con equilibrio, che il necessario garantismo diventasse un fondamento del discorso pubblico. Non un vestito occasionale da indossare o dismettere, secondo appartenenza.
Vorremmo che si attendesse il compimento, tra gli opportuni accertamenti della verità, nei diversi gradi di giudizio, evitando la damnatio preventiva. La cautela non esclude valutazioni di altro tipo, specialmente in politica. Ma la questione è davvero morale soltanto se non distrugge la vita delle persone.
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