“Siamo chiamati a stare vicino ai giovani e ai ragazzi, per tentare di comprenderne il linguaggio, a volte fatto di silenzi, ma che sono grida d’aiuto che talora non riusciamo ad ascoltare, perché distolti da troppe cose fuorvianti”. Lo ha detto l’arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, nel tradizionale discorso del balcone in occasione della festa del Patrocinio di Santa Lucia.
Solenne pontificale di Lomanto in Cattedrale
“Stiamo annegando nelle sabbie mobili dei social che hanno rubato il posto all’incontro costruttivo e vitale – ha aggiunto monsignor Lomanto – un vero dramma sta logorando la nostra umanità, rendendoci schiavi di invenzioni che affascinano la mente, ma svuotano il cuore e conducono un pericoloso isolamento autolesionista”.
Il solenne pontificale in cattedrale è stato presieduto da monsignor Salvatore Rumeo, vescovo di Noto, che ha richiamato la testimonianza di Lucia: “In un tempo pieno di paure – ha detto – siamo chiamati a ritrovare la forza e la voce della speranza che annuncia la pace. Ma il cammino all’orizzonte lo vedo arduo”.
Subito dopo in una piazza Duomo affollata, l’arcivescovo Lomanto ha chiesto di invertire la rotta. “Il nostro tempo – ha sottolineato – sta attraversando un particolare periodo di prova che ha attentato alla serena convivenza civile lavorativa. Ma oggi più che mai il disagio giovanile ci addolora profondamente. Ci troviamo ad affrontare un momento di grande difficoltà, sia per gli adulti che per i giovani, aggravati in da una certa incomprensibilità dei linguaggi fra le generazioni. La nostra festa – ha osservato l’arcivescovo di Siracusa – è velata di grande tristezza per la prematura morte dei giovani che si tolgono la vita. Un male oscuro li aggredisce. Siamo vicini alle famiglie che soffrono per la perdita dei loro figli. Ciò che accade anche a uno dei nostri giovani è responsabilità di tutti”.

