Rori Quattrocchi, il David e le polemiche

Il David a Rori Quattrocchi e la cattiva coscienza di ‘quella certa Palermo’

Aurora Quattrocchi
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LA CULTURA DIMENTICATA
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Il David di Donatello attribuito a Rori Quattrocchi (senza dimenticare il riconoscimento alla regista Margherita Spampinato) ci ‘affratella’, in quanto palermitani. Proprio come quando vince la Nazionale (sempre meno, ormai) e, sotto il bandierone, vengono perdonati i peccati di sfiducia. Sull’ultimo punto esiste un’ampia letteratura, da Bearzot in poi.

D’accordo, meglio tardi che mai, tuttavia non dobbiamo dimenticare ‘quella certa Palermo’ che si è ostinata a ignorare il tesoro che ha in casa, nativo o adottivo. Perché ‘quella certa Palermo’, per anni, ha sminuito i grandissimi attori palermitani, nei suoi salotti addobbati di burbanza.

Li ha immancabilmente considerati protagonisti da interregionale, magari bravi, ma in quanto meri caratteristi. Si murmuriava perfino di un magnifico esemplare della scena quale Tony Sperandeo – un monumento mostruoso – che andasse bene solo in determinate pose artisticamente mafiologiche. Non è affatto vero. Ma poi vogliamo mettere?

Riguardatelo, lo splendido Tony, mentre, nei panni del boss Badalamenti, entra nel locale cinematografico della famiglia Impastato. Letteralmente mozza il fiato, cattura la scena. Sicché gli altri notissimi presenti, pur bravissimi, quasi scompaiono. C’è solo lui: Tony-Tano. Un impatto del genere lo hai da fuoriclasse, oppure non c’è.

E riguardate Franco Franchi e Ciccio Ingrassia ne ‘La Giara’, con una prova artistica da incorniciare. Mostrarono al mondo la purissima luce che li ingemmava. Nel loro amplissimo perimetro di comici erano già inarrivabili.

E Ficarra e Picone, pezzi unici da incastonare nella bacheca? Gentiluomini generosi con i colleghi, oltre che artisti completi. Quella ‘certa Palermo’ li ha in simpatia, essendo simpatici. Però, vuoi mettere la serata fantozziana al cinema aziendale con i sottotitoli in tedesco?

E tutti gli altri, militi più o meno noti dell’arte, col dialetto, con la mimica, col dramma… Spesso ignorati ‘da quella certa Palermo’, presunta colta, sicuramente esterofila, che diserta il suo teatro popolare, aggiustandosi il monocolo e disprezzandone il comandamento supremo: ‘fa ridere’.

Ecco. Si abbia rispetto del passato, del presente, del futuro. Che Rori Quattrocchi fosse infinita lo sapevamo già e non c’era bisogno del David. Adesso sono costretti a saperlo tutti, non si può nascondere. Soltanto questo è cambiato. Quella certa Palermo si risparmi il tardivo inchino. E chieda scusa alle attrici e agli attori di casa nostra, colpevoli di palermitanità.

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