Messina, tentativo di estorsione alla Cosedil: condannati

Tentativo di estorsione alla Cosedil, tre condanne a Messina

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L'indagine è partita dopo la denuncia da parte dell'imprenditore
IL PROCESSO
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MESSINA – Il tribunale di Messina ha stabilito in primo grado le condanne per i cosiddetti postini del pizzo 2.0 per la tentata estorsione effettuata dal carcere via telefono, con una richiesta da 250mila euro, alla ditta Cosedil dell’imprenditore ed ex presidente di Confindustria Sicilia Gaetano Vecchio.

Le pene inflitte

La giudice Ornella Pastore ha deciso la pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per Salvatore Maiorana e Giuseppe Surace. La condanna per Giovanni Aspri è di a 6 anni e mezzo. Erano accusati di tentativo di estorsione con l’aggravante mafiosa. Cosedil e la Cgil sono state ammesse come parti civili.

Aspri, Maiorana e Surace erano finiti in manette a dicembre scorso dopo la denuncia del titolare della Cosedil, impegnato nei lavori di completamento del risanamento a Fondo Fucile a Messina. L’imprenditore catanese Gaetano Vecchio, non appena gli emissari del pizzo si erano presentati al cantiere, si era rivolto ai carabinieri, permettendo l’operazione lampo che lo scorso 20 dicembre aveva portato ai tre arresti.

Secondo la denuncia erano stati Aspri e un minorenne a presentarsi al cantiere, chiedendo la prima rata di una “messa a posto” da 250 mila euro. Per rendere più convincente la minaccia, uno di loro era tornato al cantiere con il telefonino facendo sentire la “voce del clan”.


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