PALERMO – Ieri la punzecchiatura di Zamparini, oggi la risposta di Mangia. Ancora scintille tra i due: il patron rosanero ha definito “presuntuoso”, l’allenatore milanese dalle colonne del “Secolo XIX” replica senza alimentare polemiche: “Da lui posso accettarlo perché da me riceverà solo una parola: grazie. Per avermi dato l’opportunità più importante della carriera e soprattutto la serie A. Io mi sento uno che è umile ed ambizioso e se difendere le proprie idee vuol dire essere presuntuosi lo sono, ma a modo mio. Ho sempre fatto così, cercando di non perdere la credibilità nei confronti dei giocatori, ma accettando consigli da tutti – dice Mangia –. Esonero dal Palermo? Sembrava tutto normale, discutemmo sulla prestazione non proprio principesca di un paio di giocatori, ma ci lasciammo tranquilli, il cammino continuava. Fu allora che cambiarono le cose e che capii che avrei lasciato Palermo”.
Mangia continua a parlare di Zamparini: “Discussi a un certo punto di un accorgimento tattico difensivo (il passaggio alla difesa a tre, ndr). Io non me la sentii di modificare un sistema per non perdere credibilità con i giocatori che avevano la mia stima. Fino a qualche sera prima dell’esonero parlavamo con lui di programmi a medio-lunga distanza, quindi penso abbia agito su una spinta emozionale”. Sulla partita di sabato: “Zamparini è come me per certe cose, siamo molto superstiziosi. Quindi dico che il Palermo è favorito, gioca in casa e sono in testa alla classifica. Lamentele per le espulsioni? Su questo non entro, seguo una linea chiara”. Mangia ricorda con piacere il suo breve passato palermitano: “Della città mi resta tanto, è molto elegante e la vivi bene. Poi la gente, la piazza, la passione. E’ serie A ad alto livello. Zamparini dice che difficilmente potrò fare una A di alto livello? Beh, anche se bassa, sempre serie A sarebbe, quindi lo ringrazio per la considerazione. Scherzando con i giocatori ed i giornalisti a Palermo, dissi che portavo sulle spalle la data di scadenza. Solo che i giocatori mi hanno sempre considerato come un vero mister, non come uno che veniva dalla Primavera a dirigere un solo allenamento. E questo è stato essenziale nella storia, che reputo molto positiva”.

