PALERMO – Dopo quasi un decennio, un’assoluzione. Ma non la gioia: “Dovrei ringraziare i giudici che mi hanno assolto?”, si domanda ora. Dopo essere uscita indenne dal secondo grado del processo, l’avvocato ed ex parlamentare regionale Giusy Savarino va all’attacco: “Dovrei essere felice – dice – ma non riesco a dimenticare quanto questo processo kafkiano mi abbia tolto. In questi anni, pur essendo garantista, mi sono volutamente allontanata dalla scena politica”. Intanto, però, Savarino è stata assolta dalla prima sezione della corte d’appello: la sua difesa, sostenuta dall’avvocato Lillo Fiorello, ha dimostrato che il fatto contestato all’ex parlamentare, aver fatto pressioni perché un candidato superasse un concorso all’Asp di Agrigento, non sussiste. In primo grado l’ex deputata era stata condannata a due anni e due mesi.
Questa storia inizia nel 2005. Casa Savarino viene incendiata, e la Procura mette sotto controllo tutti i telefoni a disposizione della famiglia. Sull’attentato non viene fuori alcunché di particolarmente rilevante, ma sulle bobine degli investigatori finiscono alcune presunte segnalazioni di nominativi da parte del padre dell’allora parlamentare, Armando Savarino, all’epoca direttore dell’Ausl. Per una di queste finisce sotto accusa anche la figlia: da deputata, è la tesi dei pm, avrebbe “rafforzato” la spinta data dal padre. Che invece, in secondo grado, è stato condannato a un anno e nove mesi pena sospesa.
Nel frattempo, però, Savarino rinuncia alla politica. “Mi ha fatto male, dopo anni di duro lavoro in Ars, disegni di legge, interrogazioni, battaglie per la mia provincia, impegno nel partito e nel sociale, ritrovare oggi, nell’era di internet, il mio nome accomunato solo a questo processo”, scrive oggi. Non solo: “La cosa in assoluto peggiore e più insopportabile – prosegue l’ex parlamentare – è stato immaginare di aver deluso proprio quella gente che con tanto entusiasmo aveva creduto in me, che mi aveva eletta portavoce di istanze sane di cambiamento del mio territorio, dandomi più volte il loro consenso, magari credendo ingenuamente all’immagine artatamente costruita su di me da qualche magistrato. Ho sofferto pensando ai loro volti delusi e spero tanto che anche loro saranno sollevati, vedendo adesso questa assoluzione con formula piena, così come i miei amici ed i miei cari”.
Batte su questo, Savarino. Sulla scelta di farsi da parte. “Per non essere accomunata dai tanti giustizialisti di maniera ai delinquenti veri e a quel malaffare che ho sempre combattuto, anche dentro le istituzioni e nel mio stesso partito”, dice adesso lei. Che nel 2006 raccolse nella sola provincia di Agrigento circa 17 mila consensi personali. E che oggi si scaglia contro i “magistrati col potere di processarti, metterti nel tritacarne, rovinarti, basandosi sul nulla”. Tanto più che, da allora, i responsabili di quell’incendio non sono stati rintracciati. Ma questa è un’altra storia.
L'ex parlamentare, condannata in primo grado a due anni e due mesi, esce indenne dal secondo grado: secondo i giudici le pressioni che era accusata di aver fatto non sussistono. E va all'attacco: "Mi hanno fatta finire nel tritacarne".
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