Autorizzazioni ambientali, |il governo bacchetta la Sicilia

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Nel 2011 l'Italia è stata condannata dall'Europa per non avere rilasciato sei nulla osta ad altrettante aziende. Tre anni dopo, le pratiche sono ancora bloccate. E Renzi passa alle maniere forti: via libera entro il 24 giugno o arriverà un commissario.

PALERMO – L’Europa bacchetta l’Italia. E, a cascata, l’Italia bacchetta la Sicilia. Il consiglio dei ministri di venerdì ha diffidato la Regione, imponendole di sbloccare le autorizzazioni di impatto ambientale per sei impianti produttivi per i quali la Corte di Giustizia dell’Unione europea, già nel 2011, ha dichiarato inadempiente l’Italia: se la Regione non si adeguerà entro martedì prossimo, scatterà un commissariamento, con un inviato governativo che valuterà le autorizzazioni al posto dei funzionari del dipartimento Ambiente. Ma il direttore generale del dipartimento, Gaetano Gullo, taglia corto: “Quella diffida – afferma – non ci è ancora stata notificata”.
Le autorizzazioni riguardano sei aziende siciliane. “Si tratta di mangimifici, cementifici, un deposito di carburanti e altri impianti – spiega Gullo – per i quali la Regione ha già fornito una risposta in aprile”. Aprile 2014, cioè tre anni e qualche giorno dopo la sentenza della Corte di giustizia Ue: “La Repubblica italiana, non avendo adottato le misure necessarie affinché le autorità competenti controllino – scrisse la Corte all’epoca, condannando l’Italia alle spese processuali -, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti”.
In primavera, ad ogni modo, una risposta è arrivata al ministero dell’Ambiente. “Il 4 giugno – prosegue Gullo – ci è stato detto però che la pratica era incompleta. E ci è stato imposto di completare la trafila entro il 2 giugno. Cioè due giorni prima della notifica”. Comunque sia andata, adesso il governo è passato alle maniere forti: diffida su proposta del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti e, se necessario, commissariamento. Anche perché, in questa lotta fra uffici, ci sono sei aziende che attendono un sì o un no. Che lo attendono da oltre tre anni.

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