Studenti in piazza a Palermo | Giornata di caos in centro

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Tanti gli studenti che dalle scuole di Palermo sono partiti in cortei che hanno paralizzato il traffico cittadino. Lanciate uova contro la Banca d'Italia e il Banco di Sicilia.

La protesta
di
3 min di lettura

PALERMO – Migliaia di studenti delle scuole di Palermo sono partiti in cortei che hanno paralizzato il traffico in centro dopo il concentramento di Piazza Politeama. “Anche quest’anno torniamo così a parlare di una rivoluzione (così viene definita dal capo del governo) che già ad una prima lettura delle linee guida – affermano i promotori della protesta – si mostra in totale continuità con le ultime riforme realizzate dei vari governi ed in particolare con quella targata-Gelmini”. Dal corteo organizzato dal Coordinamento Studenti Medi Palermo sono state lanciate uova contro la Banca d’Italia (in via Cavour) e contro il Banco di Sicilia per protestare contro le politiche di tagli e di privatizzazioni, che in piena continuità con i governi precedenti, sono tutte poste a tutelare ancora una volta gli interessi delle banche a discapito degli studenti e delle loro famiglie costrette a pagare tasse onerose e vivere in condizioni sempre più precarie.

Il corteo partecipato da diecimila studenti si è aperto con uno striscione con su scritto “#iononcisto”, scuole azienda, privatizzazioni, presidi sceriffi, classi pollaio, scuole fatiscenti”. “Anche quest’anno, come spesso accade alla ripresa dell’anno scolastico, ci troviamo di fronte all’annuncio dell’ennesima riforma del sistema scolastico da parte di un governo in carica: stavolta tocca al duo Renzi-Giannini – dice Michele Minardi studente del Cannizzaro -. Anche quest’anno torniamo così a parlare di una ”rivoluzione’’ (così viene definita dal capo del governo) che già ad una prima lettura delle linee guida si mostra in totale continuità con le ultime riforme realizzate dei vari governi ed in particolare con quella targata-Gelmini. Scuole sempre più “privatizzate”, abbassamento della qualità “formativa”, sfruttamento del lavoro degli studenti attraverso il meccanismo dello stage e precarietà d’insegnamento per la classe docente: tutto questo al netto dell’ennesima “riforma senza soldi” e cioè dell’assoluta mancanza di nuovi investimenti su didattica, strutture, edilizia. E a proposito del “sapersi vendere”, ecco che anche in questa “riforma” si torna a parlare dell’ingresso dei privati nei Consigli d’Istituto delle scuole. Gli istituti dovranno quindi attrarre investimenti privati per potersi mantenere in vita svendendo al miglior offerente la formazione e quindi il futuro di milioni di giovani. Le scuole dovranno quindi essere “produttive”, cioè devono essere fonte di guadagno per qualcuno!!! E gli studenti? Quegli stessi studenti che in questi anni hanno sofferto aumenti di tasse e spese scolastiche, il peggioramento delle condizioni di vita e studio presso strutture fatiscenti, l’irrigidimento dei rapporti con docenti sempre più prepotenti grazie a voti in condotta e repressione verso gli studenti meno manovrabili: ora, se passasse questa riforma, si vedrebbero anche costretti – nel caso degli istituti tecnico-professionali – continua Minardi- a lavorare gratuitamente per 200 ore presso aziende e imprese di privati. Il governo lo chiama “avviamento al lavoro”, noi lo chiamiamo “sfruttamento gratuito di giovanissimi studenti”. E nel frattempo nelle nostre scuole crollano e gli studenti rischiano (ed è recentemente successo) la loro stessa vita per andare a studiaare!!! Noi, studenti delle scuole di Palermo, non ci stiamo! Non crediamo nel modello che il Governo chiama la Buona Scuola. Per questo costruiremo insieme un autunno di lotte, per fare sentire la NOSTRA voce e per poterci riappropriare del NOSTRO futuro!! Dopo il grande primo corteo studentesco del 3 ottobre partecipato da migliaia di studenti, scendiamo oggi in piazza insieme a tutti gli Studenti delle città Italiane per dire no ad una riforma che non fa altro che ricalcare i modelli Gelmini e Aprea tendendo alla privatizzazione della scuola pubblica”.

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