Sono rientrati all’alba in Italia i due tecnici italiani rapiti in Libia Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, accolti in un lungo e commosso abbraccio dai loro familiari. Il ritorno a casa dei
due connazionali, liberati dopo la morte a Sabrata dei loro compagni di prigionia Failla e Piano, è avvenuta al termine di una difficile giornata di trattative. Calcagno e Pollicardo sono sbarcati all’aeroporto di Ciampino alle 5 a bordo di un’aereo speciale. Ad accoglierli c’erano anche il ministro degli Esteri Gentiloni ed il comandante del Ros, generale Governale. Sbarbati, stanchi e visibilmente provati, i due tecnici hanno a stento trattenuto le lacrime. Secondo la prassi, dovrebbero incontrare nelle prossime ore il pm Sergio Colaiocco per provare a chiarire i molti punti oscuri della vicenda che li riguarda.
*Aggiornamento delle 11.54
Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani liberati in Libia dopo un sequestro durato diversi mesi e rientrati all’ alba di oggi a Roma, sono stati accompagnati da alcuni minuti nella caserma del Ros di Colle Salario dove – secondo quanto apprende l’ ANSA – sono interrogati dai pm di Roma titolari dell’ inchiesta sui fatti avvenuti in Libia. L’atto istruttorio, che verrà svolto dal pm Sergio Colaiocco, durerà alcune ore e non è escluso, secondo quanto si apprende, che possa essere secretato. Obiettivo degli inquirenti è, in primo luogo, chiarire cosa sia successo in questi 8 mesi di sequestro. Il pm della procura di Roma cercherà anche di ottenere risposte su come sia avvenuta la loro liberazione e, se possibile, anche elementi utili sulle dinamiche che hanno portato alla morte degli altri due ostaggi, Salvatore Failla e Fausto Piano.
*Aggiornamento delle 16.59
“Spetta al Procuratore generale libico” insediato a Tripoli “il compito di decidere quando i due corpi saranno restituiti all’Italia”: lo ha detto all’ANSA il Direttore del dipartimento media stranieri del governo Tripoli, Jamal Zubia, contattato al telefono. “Non posso aggiungere altro”, ha detto rispondendo a domande sulle procedure – possibile autopsia inclusa – per il rimpatrio delle salme di Salvatore Failla e Fausto Piano, che si troverebbero ancora a Sabrata.
*Aggiornamento delle 17.31
“Dovremmo capire le responsabilità, perché i quattro” uomini poi rapiti “sono entrati in Libia quando c’era un esplicito divieto di entrarci da parte nostra. C’è stata un’operazione di intervento, probabilmente dei cantieri da visitare. E’ ancora da chiarire. La vicenda è molto delicata”. Lo dice il premier Matteo Renzi a Domenica Live.
*Aggiornamento delle 19.10
Gino Pollicardo e Filippo Calcagno sono riusciti a liberarsi da soli venerdì scorso dopo 5 mesi di prigionia in Libia. Lo hanno detto oggi agli inquirenti durante l’audizione. I due hanno detto che mercoledì i carcerieri hanno prelevato Salvatore Failla e Fausto Piano forse per effettuare un trasferimento in una nuova prigione. Da allora Pollicardo e Calcagno non hanno più incontrato i loro carcerieri e non hanno ricevuto né acqua né cibo e hanno deciso di sfondare la porta del luogo dove erano segregati e sono riusciti a fuggire.
Hanno subito violenze psicologiche e fisiche, hanno raccontato ancora agli inquirenti. Gli ostaggi italiani in questi 8 mesi di prigionia, secondo quanto si apprende, sarebbero stati picchiati con calci e pugni e in alcuni casi colpiti con il manico del fucile. Le violenze sarebbero state anche di natura psicologica alla luce del fatto che i carcerieri a volte non somministravano loro cibo per alcuni giorni.
Sono stati tenuti prigionieri da un gruppo islamista non direttamente riconducibile all’Isis, quasi certamente una banda di criminali comuni. Secondo quanto ricostruito dai due con gli inquirenti, nel corso dell’audizione, i quattro italiani sono stati tenuti prigionieri sempre nella zona di Sabrata e sempre dalle stesse persone. Due i carcerieri che si alternavano. Del gruppo faceva parte anche una donna.

