PALERMO – La lettera del ragioniere generale Sammartano è di dieci giorni fa. È inviata al presidente della società “Servizi ausiliari Sicilia” (Sas), Giuseppe Di Stefano. Ma anche alla Sezione di controllo della Corte dei conti. Nella sua nota Sammartano chiede alla società di pubblicare, così come previsto dalla legge, l’elenco degli incarichi legali conferiti a professionisti esterni. Già, perché non solo l’Irsap, ma anche la Sas è un paradiso per gli avvocati. Solo nel 2014 l’azienda nata dalla fusione di Beni culturali spa, Multiservizi e Biosphera, ha sborsato quasi 340 mila euro per parcelle ai legali. E quell’anno – è del 2014 l’ultimo bilancio rintracciabile sul sito ufficiale dell’azienda – tra i nomi maggiormente ricorrenti nell’elenco dei consulenti, quello di Claudio Alongi, presidente dell’Aran e marito del Segretario generale di Palazzo d’Orleans Patrizia Monterosso. Ma adesso l’assessorato di Baccei avverte gli amministratori della Sas: “Pubblicate quegli elenchi o dovrete pagare gli incarichi di tasca vostra”.
Nella lettera di Sammartano, inviata come detto alla magistratura contabile, ma anche al presidente della Regione Crocetta che è stato quindi informato della situazione, si chiede con forza la pubblicazione degli “estremi dell’atto di conferimento dell’incarico”, il curriculum dei professionisti e soprattutto “i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di consulenza e di collaborazione nonché gli incarichi professionali inclusi quelli arbitrali”. Non solo. L’assessorato chiede anche di conoscere la “procedura seguita per la selezione” dei legali. Poi, ecco l’avvertimento: “In caso di omessa o parziale pubblicazione il soggetto responsabile della pubblicazione e il soggetto che ha effettuato il pagamento sono soggetti ad una sanzione pari alla somma corrisposta”. Insomma, dovranno essere amministratori e funzionari della società a pagare di tasca propria per quegli incarichi che non hanno rispettato le norme su trasparenza e anticorruzione.
E gli incarichi sono tanti. Ma i nomi pochi. Nelle liste inviate dalla Sas all’assessorato all’Economia, ma non ancora pubblicate sul sito ufficiale, infatti, è ricorrente quello di Alongi, che nel 2013 ad esempio ha visto assegnati compensi per circa 26 mila euro. Ma l’impennata è nel 2014, quando la Sas, appunto, passa a spese per quasi 340 mila euro. La “fetta” più grossa della somma, in questo caso, va all’avvocato Francesco Rubbio (circa 90 mila euro). Per Alongi incarichi per oltre 55 mila euro. Mentre nell’elenco, tra i nomi ricorrenti anche quello di una vecchia conoscenza dei governi Lombardo, cioè l’ex assessore alla Formazione Accursio Gallo: nel 2014 per lui parcelle da quasi 23 mila euro.
Era andata meglio, all’avvocato Gallo, in un’altra società. Riscossione Sicilia, stando alla denuncia del suo amministratore Antonio Fiumefreddo, contava su oltre 880 legali. Per una spesa annuale che si aggirava attorno ai quattro milioni e mezzo l’anno. Solo nel 2015 a Gallo sono state assegnate la bellezza di 65 cause. A ruota segue Giorgio Lo Cascio con 54 cause. Tra gli studi più volte chiamati in causa da Riscossione negli anni passati, anche quello dell’ex ministro di Forza Italia Enrico La Loggia. Senza contare, ricorda Fiumefreddo: “L’incarico decennale conferito allo studio Stagno d’Alcontres: la società pagava un milione l’anno, ‘vuoto per pieno'”.
Eppure, ti volti un attimo e scopri che lo stesso Fiumefreddo è presente nel lungo elenco degli avvocati di un altro ente regionale, cioè l’Irsap. Che solo tra il 2013 e il 2016 ha speso oltre quattro milioni di euro per i propri consulenti legali. Ad assicurarsi la fetta più grossa degli incarichi, due avvocati. Si tratta di Giuseppe Pignatone e Massimo Marinelli. Per entrambi, compensi complessivi che si aggirano attorno ai 200 mila euro netti ciascuno. Marinelli, a dire il vero, torna spesso anche nelle consulenze proprio della Sas. In più di una occasione, in “tandem” proprio con Alongi. I nomi, gira e rigira, sono sempre gli stessi.
A Fiumefreddo sono stati riconosciuti dall’Irsap compensi per 75 mila euro: “Cifre che non tengono conto del fatto -precisa l’amministratore di Riscossione – che il compenso viene liquidato solo se la causa viene vinta”. Un altro di quegli avvocati dai nomi “noti”, cioè l’ex braccio destro di Crocetta, Stefano Polizzotto, addirittura afferma di “non aver ricevuto nemmeno un euro dall’Irsap”, a fronte dei circa 30 mila euro di compensi riconosciuti in due anni e mezzo.
Polizzotto e Alongi, poi, tornano negli elenchi degli incarichi conferiti in questi anni a Sviluppo Italia Sicilia. I dati, in questo caso, sono aggiornati solo al 2014. In due anni, però, Alongi avrebbe ricevuto sette incarichi, mentre a Polizzotto ne sono toccati cinque. All’avvocato di Castelbuono, poi, anche incarichi nell’Asp di Trapani, di Caltanissetta e a Villa Sofia. A fare il pieno nelle aziende sanitarie è però Arturo Merlo, che ha ricevuto dall’Asp di Messina incarichi per quasi 100 mila euro. A Caltanissetta, invece, i nomi ricorrenti sono quelli di Ferdinando Maurelli (un passato con Forza Italia, prima dell’avvicinamento al Megafono) e Valerio Scelfo. Incarichi, quelli nelle Aziende sanitarie siciliane che hanno attirato l’attenzione della Corte dei conti. “Dieci aziende sanitarie e ospedaliere, – ha denunciato il procuratore Giuseppe Aloisio in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario – pur in possesso di uffici legali, hanno conferito ad avvocati del libero foro un numero elevatissimo di incarichi di rappresentanza e difesa, con il conseguente pagamento di onorari per un importo complessivo di molti milioni e la sostanziale ingiustificata inutilizzazione dei dipendenti in organico, in possesso dei requisiti per tutelare in giudizio le ragioni delle rispettive aziende”. Il costo è di sei milioni di euro l’anno per tre anni. E adesso, anche su questa mega torta da 18 milioni stanno indagando i magistrati contabili. Anche perché – come spiegato da Aloisio – sono diversi gli avvocati già in organico nelle aziende regionali. Che motivo c’era di rivolgersi all’esterno?
Ma sono tante le società che hanno distribuito incarichi esterni di questo tipo. Anche l’Eas, ad esempio, impegnato in una infinita liquidazione, ha assegnato solo tra il 2014 e il 2015 incarichi per oltre 120 mila euro. Importi, precisa l’ente, “di previsione e di massima” ma che “non sono comprensivi di spese generali, Iva, Cpa e spese vive da documentare”. In questo caso, la fetta più grossa è andata al professionista Claudio Violante con incarichi per oltre 37 mila euro. All’Ast ecco più di 200 mila euro l’anno agli avvocati. Solo nel 2015, invece, l’Irfis ha erogato compensi per legali e periti, per oltre 370 mila euro. I compensi variano da 237 a 31 mila euro. Ma non è possibile sapere a chi sono andati questi incarichi. Nonostante le norme sulla trasparenza e sull’anticorruzione obblighino queste aziende a rendere noti i nomi dei destinatari di consulenze pagate con i soldi pubblici. Le stesse norme che l’assessorato all’Economia ha ricordato ai vertici della Sas, l’altro paradiso degli avvocati: “Pubblicate i nomi, o quegli incarichi li pagherete di tasca vostra”.

