PALERMO – L’Eduform è solo l’ultimo grano di un rosario fallimentare. L’ultimo anello, finora, della filastrocca triste della Formazione siciliana: Cefop, Ial,Enfap, Ecap, Aram. E ne dimentichiamo diversi. Sono gli enti chiusi, macerie di un settore che fu teatro di sprechi, clientelisimi e paradossi che hanno lasciato il posto a disorientamento e disperazione.
Perché quel drammatico scioglingua è, a suo modo, anche una sorta di espressione aritmetica, dal risultato costantemente aggiornato: al momento, il totale è di circa tremila. Sono i lavoratori che da quegli enti – a torto o a ragione – ricevevano uno stipendio che consentiva di portare avanti un po’ di famiglie. Il prodotto in molti casi di abusi ed esagerazioni: la metà dei formatori italiani, infatti, sono (erano?) in Sicilia. Ma adesso quei lavoratori, molti dei quali in un’età nella quale è difficile pensare a un reimpiego in altri settori, si trovano appiccicati, con nome e cognome, dentro un albo della speranza. Una sala d’attesa che si popola, giorno dopo giorno, dei nuovi “estromessi” dal mondo della Formazione. Tremila, dicevamo, al momento. Ma presto potrebbero essere di più.
Perché nel frattempo, gli altri, i “sopravvissuti” con un qualsiasi rapporto di lavoro ancora in piedi, sono a un passo da quella sala d’attesa. Vittime dei problemi politici, amministrativi e burocratici che hanno rallentato fino allo stop, la pubblicazione del nuovo Avviso per i corsi di Formazione. “Stando così le cose – denuncia oggi il responsabile della Uil, Giuseppe Raimondi – non si riuscirà a tornare in Aula prima di novembre-dicembre”. Insomma, nei mesi in cui i corsi dovrebbero – normalmente – andare verso la conclusione, nella migliore delle ipotesi si partirà. Nel frattempo, però, dopo le inchieste giudiziarie che hanno travolto il “sistema Genovese”, dopo il discusso fallimento dello Ial, dopo la complessa procedura che ha portato dall’amministrazione giudiziaria del Cefop alla nascita del Cerf (con una perdita, nel passaggio dall’uno all’altro, di circa 200 posti di lavoro), e dopo la sfilza di revoche dell’accreditamento piovute per questa o quella irregolarità, gli enti superstiti non hanno più un euro. In rosso fisso. E hanno chiesto ai lavoratori (quei tremila circa ancora formalmente ‘dentro’ il sistema) di sospendersi e di ricorrere al cosiddeto “Fis” (Fondo di integrazione salariale), uno dei pochi ammortizzatori sociali disponibili nel mondo della Formazione. Un fondo, però, che si sta esaurendo: entro giungo infatti i soldi saranno finiti. E per quella data, si rischia di non vedere ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale la terza versione dell’Avviso per i corsi. Già due volte revocato e riscritto, prima a causa di qualche ‘errore di valutazione’ dell’assessorato sui parametri da cui far discendere i finanziamenti, poi a seguito di un ricorso al Tar che ha bloccato tutto.
E così, ecco che gli altri tremila, i sopravvissuti, sono pronti a bussare alla sala d’attesa dei tremila già estromessi. “La situazione è gravissima – dichiara il responsabile Cisl Giovanni Migliore – visto che con l’Avviso 3 si pensava di ripescare alcuni di quei lavoratori rimasti a casa dopo la chiusura degli enti”. Già, perché il contributo complessivo, in arrivo dall’Europa, per finanziare i corsi, avrebbe permesso di ridare un lavoro a circa quattromila dipendenti. Insomma, almeno un terzo di quelli rimasti fuori poteva essere ripescato. Ma i ritardi rischiano di aggiungere nuovi “esodati della Formazione” a quelli esistenti.
Anche perché ai problemi se ne aggiungono altri. Il nuovo Avviso, infatti, per diventare “operativo” dovrà anche completare le procedure di accreditamento degli enti. Procedure che oggi sono in mano a Sviluppo Italia Sicilia. Una società partecipata della Regione che poteva contare su questa unica commessa e che, però, è stata recentemente messa in liquidazione dal governo. Proprio oggi alcuni rappresentanti dell’azienda si sono recati nella sede dell’assessorato alla Formazione per capire come uscirne. “A questo punto – insiste Migliore – solo Roma può risolvere questa situazione. E per questo motivo abbiamo richiesto un tavolo di crisi”. Ma l’impressione, oggi, è che si sia giunti un passo oltre la crisi. Tra colossi crollati e lavoratori per strada, la Formazione siciliana, nel bene e nel male, è finita.

