Bilancio, il Pd va in frantumi| Filoramo si dimette da capogruppo

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Scontro all'arma bianca fra renziani e cracoliciani.

Sala delle Lapidi
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3 min di lettura

PALERMO – Implode il Pd a Sala delle Lapidi. Questa notte, infatti, le tensioni e gli scontri interni al gruppo dem di Palazzo delle Aquile sono arrivati all’apice con le dimissioni del capogruppo Rosario Filoramo, dell’area Cracolici, in aperta polemica con l’ala renziana del partito. Un duello che va avanti da mesi, quello fra le due correnti, ma sul piano della segreteria provinciale.

Ieri sera invece si è registrato il crac durante la seduta per l’approvazione del bilancio. Filoramo ha infatti proposto l’approvazione della manovra senza emendamenti, salvo essere contraddetto a ruota dai compagni di partito Nadia Spallitta, Luisa La Colla e Sandro Leonardi. Una serata all’insegna della tensione e dello scontro, culminata con l’annuncio in Aula delle dimissioni e il dubbio su chi guiderà adesso un gruppo che al suo interno conta diverse sensibilità che potrebbero affilare le armi in vista della prossima campagna elettorale. Non è un mistero infatti che il Pd sia diviso fra chi vuole l’appoggio a Orlando e chi preferirebbe invece altri candidati, come Ferrandelli. Analoghe divisioni in settimana si erano già registrate sul Piano triennale e il Piano alienazioni.

“Ho rassegnato le mie dimissioni da capogruppo del Pd in consiglio comunale, dopo essere riuscito a sparigliare una situazione d’aula bloccata dagli appetiti di chi è abituato in occasione dell’approvazione del bilancio di previsione a effettuare l’assalto alla diligenza a suon di emendamenti di dubbia utilità”, dice Filoramo in una nota. “Le condizioni che abbiamo affrontato nelle ultime due sedute di consiglio sono state del tutto eccezionali, il bilancio di previsione da approvare a cavallo del Ferragosto, con la fretta e gli infradito ai piedi a farla da padrone. Ho scelto nell’interesse della città. Ho scelto di privilegiare il riavvio della spesa pubblica comunale, consentendo la rapida approvazione del bilancio e lo sblocco della spesa – continua Filoramo – Ho chiesto esplicitamente al sindaco, ottenendone il pubblico assenso, di assumersi la piena responsabilità di tale ritardo e l’impegno di rinviare l’approfondimento dei tantissimi nodi irrisolti con la prossima manovra di assestamento da effettuare entro settembre. Nelle prime ore del mattino il bilancio è stato approvato senza ricorso ad alcuno emendamento. Un miracolo della politica troppe volte accusata di creare immobilismo. Ciò non è stato gradito da quei consiglieri di destra e della maggioranza abituati a gozzovigliare nelle lungaggini delle trattative. Ciò non è stato gradito anche da qualche esponente del mio gruppo e del mio partito, attratto dal dito dello scontro interno piuttosto che dalla luna dell’interesse pubblico. I conflitti e la mancanza di strategia unitaria all’interno del Pd, purtroppo, vengono utilizzati per delegittimare e favorire il trasformismo col centrodestra palermitano – conclude l’esponente democratico. Il Pd torni ad essere il Pd, forza trainante e accogliente del centro sinistra. Ringrazio colleghi del gruppo e i dirigenti del partito che mi hanno onorato della loro fiducia. Le mie dimissioni servano a riattivare un serio dibattito interno al partito e al gruppo consiliare”.

“Quando accaduto questa notte in consiglio comunale, ad opera dei consiglieri comunali di stretta osservanza renziana, da il segno di un partito ormai inesistente, frantumato e senza credibilità agli occhi della città.”  Lo dice Franco Gervasi, portavoce provinciale dell’area Demos. “Il PD a Palermo – aggiunge Gervasi – è stritolato fra l’incapacità del segretario provinciale di esercitare il suo ruolo e le ambizioni di singoli esponenti della sua area  che antepongono il loro destino personale e le loro ‘ingiustificate’ ambizioni agli interessi della città ed a quello del PD. Rosario Filoramo col suo gesto ha mostrato, ancora una volta, di essere un dirigente politico di alto livello ed un rappresentante delle istituzioni degno di questo nome.  Ha scelto gli interessi della città a quelli del trasformismo d’aula e delle ‘mancette’ che caratterizzano lo sessione di Bilancio. Ha scelto Palermo e il PD. Il Partito Democratico – conclude Gervasi – è senza una linea e aver preso tempo all’ultima direzione provinciale  ha solo aggravato la crisi. A questo punto le responsabilità di chi dirige sono evidenti. Se ne assumano la responsabilità e ne traggano le conseguenze”.

 

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