Le brasiliane, la rissa e la coltellata | Sette indagati, un dentista arrestato

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La folle notte in via Malaspina finita con un fendente in pancia a un 18enne ricoverato al Cervello.

Gli avvocati Anthony De Lisi e Angela Ajello

PALERMO – Il finimondo scoppia alle 4.30 del mattino della scorsa domenica a pochi passi da una delle cornetterie più famose della città. Quando i poliziotti delle Volanti giungono in via Malaspina, alla rosticceria Ganci, c’è un uomo riverso per terra. Ha il volto tumefatto e sporco di sangue.

Qualche ora dopo si scoprirà, così sostiene l’accusa, che sarebbe stato lui, al culmine di una rissa, a colpire con un coltello all’addome un ragazzo di 18 anni.

È la storia di una notte di violenza quella descritta dai poliziotti. Il giudice per le indagini preliminari Walter Turturici ha ordinato l’arresto di Giovan Battista Caputo, 47 anni, di professione odontoiatra, Gabri Henrique Dos Santos e Ana Paula Alves Pereira, di 26 e 33 anni. A tutti sono stati concessi i domiciliari. Obbligo di presentazione per i presunti componenti della fazione opposta: Giuseppe Piricò, Luckrai Koonnjul, 21 anni, Cristian Caracausi, 20 anni, e il 18enne Nicholas Moceo. Moceo si trova ricoverato all’ospedale Cervello. È lui il giovane ferito. I suoi legali, gli avvocati Anthony De Lisi e Angela Ajello, che assistono tutti gli indagati che non sono finiti agli arresti, annunciano sin d’ora che si costituiranno parte civile per quella che definiscono “una vicenda gravissima”.

Gravissima, ma ancora tutta da chiarire. Caputo, stordito ma cosciente (ha riportato un trauma cranico con una lieve emorragia e la frattura del setto nasale) domenica notte racconta agli agenti, avvertiti da qualcuno con una telefonata al 113, di essere stato aggredito da un gruppo di ragazzi. Stessa cosa riferiscono le due brasiliane che si trovavano assieme al professionista.

In quegli stessi minuti al pronto soccorso di Villa Sofia si presentano quattro ragazzi. Ai poliziotti confermano di avere partecipato alla rissa per futili motivi con “un uomo, una donna e un transessuale”. Il loro amico, Moceo, è dentro la sala medica perché è stato colpito allo stomaco. È in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita. La discussione è iniziata con le brasiliane. Qualche parola di troppo, forse degli sfottò. Fino a quando non sarebbe intervenuto Caputo impugnando un coltello a serramanico. Non si può escludere, però, che il professionista abbia reagito all’aggressione.

Nel frattempo i poliziotti trovano il coltello in via Malaspina, ancora sporco di sangue, sotto il Suv di Caputo. Le due brasiliane vengono condotte in commissariato. Durante il tragitto si scagliano contro gli agenti: “Poliziotti di m… voi e i giudici… usciremo subito dal carcere e verremo qui a sputare sulle vostre divise… solo dei servi come voi possono fare questo lavoro da falliti”. E mentre inveiscono contro gli agenti, gli sputano addosso.

Tutti sono finiti sotto accusa per rissa. Ma la posizione più grave è quella del professionista a cui vengono contestate anche le lesioni personali provocate non solo a Moceo, ma pure a Piricò che se l’è cavata con una ferita superficiale. Le brasiliane rispondono di resistenza e minaccia a pubblico ufficiale.

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