PALERMO – E ora che farà il Pd? L’inchiesta palermitana sull’armatore Ettore Morace che coinvolge Rosario Crocetta irrompe nella partita già molto complicata per la scelta del candidato alla presidenza della Regione. Mancano poco più di cinque mesi al voto e la soluzione ancora è ben lontana. L’indagine della procura di Palermo con le accuse di concorso in corruzione che Crocetta ha respinto con forza in una conferenza stampa sabato complica ulteriormente la pratica.
Dal Pd in questi giorni non sono arrivate generose attestazioni di solidarietà verso Crocetta. In casa Ap (ex Ncd) ad esempio, Angelino Alfano ha manifestato la solidarietà sua e del partito a Simona Vicari, dopo la sua decisione di dimettersi da sottosegretario. Dal Pd non sono arrivati segnali di questo tipo verso Crocetta.
È noto che nel partito non c’è mai stato entusiasmo sull’ipotesi di una ricandidatura del governatore. Il fardello dell’inchiesta per un reato grave come la corruzione di certo non aiuterà i piani di Crocetta. Anche se ovviamente le accuse a suo carico restano tutte da dimostrare e non possono bastare indagini preliminari a compromettere l’integrità del politico gelese, come si fa notare dai piani più alti del Pd siciliano.
La partita è complicata, riguarda anche gli alleati da coinvolgere nel progetto e incrocia per questo i temi nazionali, inclusa la riforma della lege elettorale e le garanzie che i centristi chiedono a Roma per non rischiare di sparire da Camera e Senato. E così Fausto Raciti, segretario dei dem siciliani, in questi giorni ha affrontato la questione col Nazareno. “Ho investito il Pd nazionale della vicenda soprattutto per l’aspetto delle relazioni con gli alleati”, conferma il segretario, che in questa fase non dice molto di più.
I nodi da sciogliere sono sostanzialmente due. Il primo riguarda il candidato “di sintesi”, che deve rappresentare un’opzione condivisibile sia per gli alleati a destra, cioè alfaniani e casiniani, sia per i potenziali interlocutori a sinistra, cioè la nascitura lista dei territori che dovrebbe portare in dote Leoluca Orlando. E ormai sembra che il profilo in ballo sia uno solo, quello del presidente del Senato Piero Grasso. È il suo il nome che potrebbe permettere di superare l’impasse, saltando le primarie. Se invece si dovrà andare ai gazebo, i tempi si fanno sempre più stretti e il Pd dovrà necessariamente darsi una mossa in questi giorni. Ma davvero Grasso scenderà in campo? L’incognita è pesante.
Il secondo nodo riguarda i rapporti con gli alleati. I centristi lo hanno già detto in tutte le salse: il tema Sicilia si incrocia con quello nazionale. Alfaniani e casiniani si aspettano che Renzi affronti il tema delle future alleanze per le Politiche, tenendone conto nel dibattito sula legge elettorale. A Roma si guarda con attenzione alla Sicilia, perché una sconfitta nell’Isola e un successo dei 5 Stelle sarebbero un pessimo viatico per le Politiche. Sempre che alla fine non di vada a un voto politico anticipato a settembre, come nelle ultime ore si torna a dire con insistenza.
Tra Roma e Palermo il Partito democratico dovrà trovare una quadra. Il segretario Raciti ha già detto in passato che nel farlo bisognerà coinvolgere il presidente della Regione. Un quadro già fin troppo complicato, senza nemmeno voler scomodare le indagini dei magistrati palermitani.

