PALERMO – La domenica più nera del Pd siciliano è cominciata con il gran rifiuto di Piero Grasso. E si è chiusa a Trapani, dove i dem sono riusciti a perdere contro nessuno. Un fine settimana amaro per il partito, che adesso si ritrova punto e a capo con la grana del candidato presidente da risolvere. E almeno tre grosse complicazioni sul tema.
La prima è legata al caso Grasso. Il no del presidente del Senato, per quanto qualcuno speri possa essere non definitivo, è un bel macigno sui piani del partito siciliano. Dopo essersi celato senza simbolo e nome nell’armata civica di Leoluca Orlando a Palermo, il Pd sperava di poter fare qualcosa di simile acquattandosi dietro l’autorevole profilo dell’ex magistrato. Il piano era buono, ma aveva preso corpo in una prospettiva di elezioni politiche anticipate poi naufragate. La permanenza in vita della legislatura romana ha complicato molto le cose e ha reso impraticabile la strada a Grasso, a meno di forzature istituzionali poco ortodosse e poco consone al profilo del politico palermitano.
Ora le cose si complicano eccome. Rosario Crocetta ha rialzato la cresta. E gestirlo, tanto più dopo aver deciso di rimanere in giunta senza raccogliere l’assist degli alleati Centristi, non sarà facile.
Inoltre, qualsiasi candidato si potrà pescare adesso, dopo il rifiuto di Grasso, apparirà inevitabilmente come una seconda scelta, se non un ripiego. E infatti i dem non si rassegnano ancora a un piano B.
E infine bisognerà capire se i dem avranno la forza di sceglierlo loro il candidato. O se abdicheranno definitivamente al nuovo aspirante monarca della coalizione.
E qui veniamo alla seconda complicazione. Che si chiama Leoluca Orlando. Il sindaco ormai si muove da leader de facto del centrosinistra. Che il no di Grasso arrivi proprio dopo il colloquio con Orlando, dopo le tante interlocuzioni con il Pd che aveva preso l’iniziativa, è un dato significativo. Il sindaco sta approfittando del vuoto di leadership dei dem per ritagliarsi un ruolo di king maker. Che probabilmente adesso vorrà fare valere nello scenario post-Grasso. Come si relazionerà il Pd con l’Orlando pigliatutto? Si abbandonerà a lui, come fatto a Palermo, dove i dem hanno portato al sindaco i loro voti senza nemmeno ottenere, a quanto annunciato da Orlando, un assessore in giunta?
E qui veniamo all’ultima complicazione. Quella legata all’effettivo peso del Pd. L’immagine di Trapani è desolante. La scelta dell’elettorato di disertare le urne in una competizione ormai falsata è stata evidente. Come la sconfitta del Partito democratico, il cui tentativo supportato da sindacati e vari pezzi di “società civile” di spingere per il quorum è naufragato in malo modo. A furia di nascondersi, il Partito democratico rischia di pagare dazio. E il combinato disposto della delusione trapanese, della concorrenza orlandiana e di una possibile ricandidatura di Rosario Crocetta può aprire scenari apocalittici per i dem siciliani. Sempre che, come pregano in tanti nel partito, Piero Grasso alla fine non ci ripensi.

