Tutto è bene quel che finisce bene. E quando l’amore, infine, trionfa, c’è solo da stare allegri. Anche se si tratta di amori politici, dunque, per natura, volubili.
I dissapori tra Leoluca Orlando e il Pd? Cose passate. Ieri – come abbiamo raccontato nella cronaca del nostro Salvo Cataldo – la celebrazione: “Circa due ore di riunione nella sede di ‘Cambiamenti’, quartier generale di Davide Faraone, per gettare un programma di massima degli impegni elettorali in vista del 4 marzo. Un vertice simbolico per il luogo prescelto: al tavolo, oltre a Orlando, anche il segretario provinciale dem Carmelo Miceli e il capogruppo a Palazzo delle Aquile Dario Chinnici, con Faraone intervenuto in seconda battuta per salutare l’impegno di Fabio Giambrone, capolista nel proporzionale a Palermo, e per fare gli onori di casa nei confronti di quei consiglieri di maggioranza che hanno deciso di fare rotta verso la casa dei dem”.
E le incomprensioni reciproche, visto che nessuno degli attuali compagni di viaggio è stato tenero con l’altro? Cose passate, davvero, passatissime. Per esempio, qualche anno fa – era il 2010 – ecco come Davide Faraone si esprimeva, su LiveSicilia.it, riguardo all’amico oggi ritrovato: “La verità è che Orlando ha paura di me, il suo nervosismo lo dimostra. Lo sfido a un confronto pubblico (…). Non siamo più all’età della pietra, i politici della preistoria se ne facciano una ragione e lascino il passo a una generazione che vuole strappare con le macerie di ieri. Solo i nuovi possono interpretare il presente e costruire il futuro (…). E’ una foto ingiallita nell’era del digitale. Dovremmo spiegargli che la rete non è più un partito, ma una piazza virtuale”.
Vabbè, ma era in corso un’aspra campagna pre-elettorale per Palazzo delle Aquile. Si può capire un filino di fibrillazione.
Tuttavia, l’agenzia Ansa rilanciava nel 2015: “”Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando è rimasto ancorato alla preistoria, sia rispetto agli uomini che lo sostengono sia rispetto alle idee su come si governa una città”. Lo ha detto stamattina il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone commentando la volontà di Orlando di ricandidarsi alle prossime elezioni amministrative del 2017. “E’ chiaro che bisogna fare un discorso di innovazione profonda in questa città. Orlando ha deciso di intraprendere un percorso isolato””.
E allora? Allora, è la politica bellezza, con la sua filigrana di mutevoli scenari strategici e di condizioni fluttuanti. Per tutti l’adamantina coerenza è un’utopia, magari senza esagerare con l’incoerenza. Certo, l’elettore residuo votante – gli ultimi rimasti, rari come i panda – potrebbe nutrire qualche perplessità perbenista. Ieri, Leoluca Orlando era una metafora della preistoria e oggi andiamo a braccetto, come se niente fosse? ‘Cambiamenti’. Appunto.

