PALERMO – Ergastolo. Il giudice per l’udienza preliminare Maria Cristina Sala ha condannato al massimo della pena Giuseppe Pecoraro, il benzinaio che uccise dandogli fuoco Marcello Cimino, il clochard che dormiva sotto il porticato della Missione dei poveri dei Cappuccini, a Palermo. Era convinto che la vittima gli contendesse l’affetto di una donna con cui Pecoraro voleva avviare una relazione. “Giustizia è fatta”, dicono le sorelle di Cimino in lacrime.
La scena terribile del delitto fu ripresa da una telecamera.
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Si vedeva Pecoraro arrivare con un secchio pieno di benzina, rovesciarlo sul corpo di Cimino mentre dormiva e infine appiccare le fiamme al giaciglio. In questi mesi i difensori hanno cercato di dimostrare l’infermità mentale dell’imputato, che non è stata riconosciuta da giudice.
Agli atti del fascicolo c’erano tre perizie. Quella di parte riteneva che il giorno del delitto Pecoraro fosse incapace di intendere e volere. Secondo il perito dell’accusa, invece, era ed è sano di mente. Allo stesso risultato arrivò il consulente nominato dal giudice.
I familiari della vittima si sono costituiti parte civile con l’assistenza dell’avvocato Toni Palazzotto e hanno ottenuto una provvisionale per il risarcimento dei danni.

