PALERMO – È l’ennesimo duro e definito colpo a quello che fu il clan dei Lo Piccolo. Si chiude in Cassazione il processo che prendeva il nome dall’operazione Addiopizzo 5. Nel 2010 si concludeva la decriptazione dei pizzini trovati nel covo di Giardinello dove finiva la latitanza dei capimafia di San Lorenzo, Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio.
Fu ricostruita la mappa del potere il potere anche a Capaci, Cinisi e Terrasini. Complessivamente nelle cinque operazioni gli agenti della Squadra mobile di Palermo arrestarono 184 persone e portarono a galla 87 estorsioni.
Ecco quella che giunge ora in Cassazione. Una condanna, quella inflitta a Salvatore D’Anna, è stata annullata con rinvio. Per otto dei diciannove imputati si dovranno rideterminare le pene, tranne per Domenico Ciaramitaro per il quale servirà una valutazione nel merito. Sono Mario Biondo, Pietro Bruno, Giuseppe Lo Cascio, Giuseppe Di Bella, Michele Acquisto, Giuseppe Messina e Filippo Lo Piccolo.
Rigetto dei ricorsi e pene definitive per Nunzio Serio, che dovrà scontare 19 anni e 6 mesi; Pietro Cinà, 18 anni, sempre con la continuazione; Giovanni Corrao, 5 anni e 2 mesi; Nicolò Cusimano e Fabio Daricca, 10 anni e 6 mesi ciascuno; il pentito Francesco Giuseppe Briguglio, al quale sono stati inflitti 4 mesi, in continuazione con precedenti condanne per fatti analoghi; Salvatore Baucina, 17 anni, ancora con la continuazione; Salvatore Randazzo, 3 anni in continuazione e Giuseppe Enea, 4 anni e 2 mesi. Inammissibile infine il ricorso di Anello Cusimano, per il quale diventano definitivi 6 anni e 6 mesi. Nel processo erano stati coinvolti (ma non avevano fatto ricorso in Cassazione) anche i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio.
Nella sentenza sono stati confermati i risarcimenti per le parti civili, fra le quali c’era l’imprenditore Vincenzo Rizzacasa, precedentemente accusato di collusioni mafiose: dopo l’assoluzione definitiva in sede penale, si era visto restituire i beni che gli erano stati sequestrati. Risarciti anche la Presidenza del Consiglio e il ministero dell’Economia, la Presidenza della Regione siciliana, l’Area di sviluppo industriale, le associazioni Antiracket e antiusura, Fai, la Lega delle cooperative, Solidaria, Libero Futuro e Addiopizzo, il Centro Pio La Torre, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, gli imprenditori che si sono costituiti personalmente contro il racket estortori e i Comuni di Capaci, Cinisi, Terrasini e Isola delle Femmine.

