PALERMO – Il rimpasto? Rinviato a gennaio, imprevisti permettendo, e accompagnato da una nuova rivoluzione degli uffici. Questa la linea tracciata ieri sera dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che a Palazzo delle Aquile, per un paio d’ore, ha arringato la sua riottosa maggioranza. Un incontro a porte chiuse ma a ranghi quasi completi, con l’aggiunta del braccio destro Fabio Giambrone e del segretario Diego Bellia: un vertice per fare il punto della situazione, ma anche per calmare gli animi di partiti e gruppi politici che da mesi chiedono ormai una nuova giunta.
Ma, come era facile prevedere, ieri il Professore ha concesso poco o nulla ai suoi: niente rimpasto al momento, niente nomi e nemmeno discussione sulle deleghe o sui posti che si libereranno. Il primo cittadino ha iniziato l’incontro con una lunga dissertazione incentrata sul cambio culturale e sui risultati di questi anni: un panegirico con cui ha, di fatto, annunciato un nuovo slittamento del rimpasto a dopo il consolidato. Approvato il previsionale, adesso tocca infatti al bilancio consolidato 2017 che è ancora all’esame dei revisori e che l’Aula dovrebbe approvare nel pieno delle feste natalizie: una scadenza necessaria, visto che proprio da quest’atto passa la stabilizzazione di 53 articolisti con i contratti in scadenza. Altra urgenza è una delibera di risposta alla Corte dei Conti.
La novità del giorno, però, è l’ennesimo cambio nell’organizzazione degli uffici: un valzer di settori che ormai è quasi un appuntamento fisso, visto che puntualmente, a intervalli quasi regolari, Palazzo delle Aquile si trova a dover ruotare poltrone e competenze, seppur con risultati non sempre eccellenti. La riduzione della giunta da 10 a otto assessori ha comportato l’accorpamento di deleghe a volte molto diverse, malgrado le aree siamo rimaste ben 15, ma è ormai chiaro che la macchina comunale è ingolfata, fatta anche di sedie vuote e interim specie nel comparto tecnico dove l’assenza di dirigenti difficilmente può essere colmata da una nuova organizzazione degli uffici. Nessuna anticipazione su cosa avverrà, su chi andrà dove e su come cambierà la geografia della burocrazia, ma il sindaco ha detto di avere già chiaro uno schema che, tra Natale e Capodanno, sottoporrà alla sua maggioranza.
Già, perché nelle intenzioni del Professore tutto camminerà di pari passo: valzer degli uffici e quindi nuova governance, che significa cda delle partecipate e rimpasto degli assessori. Ma al di là di qualche annuncio, al momento c’è poco di concreto: il sindaco sentirà partiti e consiglieri di maggioranza, accoglierà suggerimenti e poi deciderà forse a gennaio, facendo così passare le turbolenze legate alle primarie del Partito Democratico. Un’indeterminatezza che ha lasciato a molti l’amaro in bocca: c’era chi si aspettava una maggiore apertura, chi soluzioni immediate e invece è rimasto deluso.
Il clima tuttavia è rimasto sereno, nonostante qualche momento di tensione con chi ha sottolineato anche le cose che non vanno, ma alla fine il Professore qualche concessione ha dovuto farla chiedendo al consiglio di individuare, insieme a lui, le priorità da affrontare in Aula. Il nuovo Piano regolatore dovrebbe sbarcare a Sala delle Lapidi a febbraio, ma Orlando ha proposto ai suoi di accelerare anche sul piano pubblicità e sulla modifica dell’articolo 5: sul primo punto la maggioranza ha puntato il dito contro gli assessori, sul secondo non sembra esserci unanimità nonostante il parere favorevole del sindaco. Apertura anche sulla possibilità di togliere alla Rap il servizio di manutenzione di strade e marciapiedi.
Infine una stoccata il Professore l’ha riservata anche alla sua giunta, giudicata non all’altezza del compito e difesa soltanto a tratti nel corso del vertice: i nuovi assessori dovranno essere capaci di traghettare il Comune fino alle prossime elezioni, resistendo agli scossoni della politica. Un’impresa non proprio semplicissima, visto che il primo scoglio sarà proprio la nuova formazione della squadra di governo: la Riolo e Nicotri hanno già fatto sapere di voler andare via, così come Cusumano sarebbe pronto a lasciare per motivi personali. In bilico gli altri, col Professore tentato di rivoluzionare tutto per dare una brusca sterzata ma consapevole che troppi posti liberi scatenerebbero la ressa coi partiti. In campo ci sarebbe anche il tentativo di riportare a 10 il numero degli assessori lasciando i costi invariati, anche se si tratterebbe di una mera speranza con poche possibilità di successo.
Ma l’obiettivo del sindaco, a questo punto, sarà anche di rilanciare una maggioranza che negli ultimi mesi ha approvato le delibere mostrando però segnali di nervosismo, che si è scoperta sfilacciata e che, a taccuini chiusi, non nasconde la propria delusione per il vertice di ieri.
LE REAZIONI
“Mi ritengo soddisfatto per la Rap – dice Marcello Susinno, Consigliere di Sinistra Comune – E ormai evidente che l’Azienda ha la necessità di ottimizzare maggiormente i servizi offerti. L’idea avanzata dal Sindaco durante l’incontro di togliere all’azienda la manutenzione di strade e marciapiede è un’ipotesi che risulta imprescindibile per fronteggiare le difficoltà legate alla carenza di personale tenendo conto che il numero dei dipendenti della Rap negli ultimi anni è infatti diminuito di 500 unità. Gli attuali 1.843 dipendenti della Rap non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di un territorio urbano così esteso e complesso”.

