Tangenti e pressioni politiche| Così costruirono la caserma

Tangenti e pressioni politiche| Così costruirono la caserma

Tangenti e pressioni politiche| Così costruirono la caserma
L'imprenditore Franco Vaiana consegna una mazzetta ad Antonio Casella

Gli appalti pilotati al Provveditorato per le le opere pubbliche di Palermo e il ruolo, tutto da chiarire, di una senatrice.

PALERMO - L'INCHIESTA
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PALERMO – Una catena di errori progettuali e di norme non rispettate. Alla fine ogni intoppo fu superato dietro pagamento di due tangenti. La costruzione della caserma dei carabinieri di Capaci, in provincia di Palermo, fa parte degli appalti sotto inchiesta della Procura della Repubblica. Nel blitz di ieri sono finiti ai domiciliari quattro funzionari del Provveditorato alle opere pubbliche. Sotto accusa anche otto imprenditori che avrebbero ottenuto commesse in giro per la Sicilia.

La nuova “casa” dei militari è sorta in un immobile confiscato alla mafia in corso Isola delle Femmine. A finanziare la ristrutturazione è stata la Regione siciliana con 500 mila euro di fondi ex Gescal. Antonio Casella, uno dei funzionare raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare, è stato il direttore dei lavori per conto del provveditorato, mentre per redigere il progetto si scelse di affidarsi a un professionista esterno, il geometra Giulio Verro. Una nota del dirigente dell’Ufficio tecnico del provveditorato Giovanni Coppola motivava la necessità “in quanto l’ufficio risulta già ampiamente impegnato nello svolgimento di numerosi compiti d’istituto e che comunque la prestazione per le particolari condizioni della struttura, richiede speciali competenze afferenti il campo del risanamento strutturale”.

Ad aggiudicarsi i lavori è stata la Pioppo Costruzione di Franco Vaiana, uno degli imprenditori indagati, i cui conti ad un certo rischiarono di andare in rosso. Verro, infatti, avrebbe sottostimato i lavori. Il ribasso presentato del 39,50%, così diceva Casella, era divenuto insostenibile: “… ho scoperto sto progetto… il danno più grosso era nelle strutture, nel risanamento delle strutture, ma anche lì il danno nel progetto originario non c’era, perché ho visto che tutte le… cioè, le misure, ad esempio tutte le travi, i pilastri, erano da risanare tutti… c’era scritto, si prevede una quantità di risanamento del 10% e quindi tutte le misure moltiplicate per 0,10… questo lavoro per ora è assolutamente incompleto. Io ho fatto tutta la parte strutturale. La copertura, i prospetti, … gli intonaci interni, tutte le divisioni, mancano tutte, diciamo le ma… la tinteggiatura, gli impianti, i cessi, per dire, tutti i sanitari, le porte, i balconi, tutte ste cose qua, tutte queste cose…”

La questione preoccupava Casella legato a Vaiana da interessi personali. Il funzionario ha svolto delle consulenze per l’imprenditore. Una commistione di ruoli fra controllore e controllato. “… non ci dormo la notte, perché giustamente il capitano mi chiama, il maresciallo e mi chiama – diceva Casella – quando poi ci sarà l’inaugurazione verrà il ministro dell’Interno, verranno prefetti. Quindi il lavoro tra l’altro si deve fare in una certa maniera, insomma non è una cosa, una minchiata…”.

Quando il funzionario si accorse che Vaiana sarebbe andato in perdita si attivò affinché all’impresa potesse essere aggiudicato il successivo appalto da 115.000 euro per il completamento dei lavori, nonostante la legge non lo consentisse. Pur di raggiungere il risultato avrebbe cercato di fare esercitare pressioni sull’allora provveditore per le opere pubbliche Donato Carleo. Come? Rivolgendosi ad ufficiali dei carabinieri e “utilizzando anche l’appoggio politico di un senatore – si legge nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Marco Gaeta – il quale in cambio avrebbe ottenuto dall’impresa un ritorno di voti in occasione delle imminenti elezioni regionali”. Il politico viene individuato dagli agenti della Mobile “verosimilmente” in Simona Vicari, della quale Verro è un collaboratore. In quegli anni Vicari era sottosegretario del ministero dei Trasporti da cui dipende il provveditorato.

Tutto questo impegno da parte di Casella sarebbe stato ripagato nel 2017 con due tangenti. I poliziotti della squadra mobile hanno immortalato Vaiana mentre consegna due buste a Casella. Non si sa quante banconote contenessero.

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