CATANIA – L’Etna in copertina. National Geographic ha voluto dedicare al vulcano siciliano patrimonio dell’Umanità la copertina del numero di agosto. L’immagine che mostra l’immensità del gigante catanese è firmata dal fotografo e giornalista Alessandro Gandolfi. Riassumere il suo curriculum sarebbe un’opera ardua. Classe 1970, vanta pubblicazioni con alcune delle riviste più importanti al mondo. Le Monde, Le Figaro Magazine, The Sunday Times Magazine, National Geographic, L’Espresso, Internazionale, solo per citarne alcune. A LiveSicilia Alessandro racconta il viaggio emotivo e professionale che lo ha portato a realizzare il reportage. Un percorso tra miti, tradizioni, superstizioni e fuoco.
Come è nato l’amore per l’Etna?
L’amore per l’Etna è nato anni fa, nel 2011, quando scattai un servizio per National Geographic Italia dedicato allo Stretto di Messina. Era la prima volta che salivo sul vulcano. Allora l’Etna era semplicemente un elemento della storia, un capitolo della narrazione fotografica. Poi il destino ha voluto che due anni fa mi fidanzassi con una catanese e ho cominciato a frequentare spesso la Sicilia Orientale, e così Catania, i paesi etnei e l’Etna: una grande madre onnipresente, generosa, ipnotica, a volte irrequieta.
Quando è nata l’idea di questo reportage?
L’idea del reportage è nata all’indomani della Festa di Sant’Agata (che ho fotografato, pubblicando poi un portfolio su due pagine su La Repubblica). Parlando con amici catanesi ho capito che si poteva raccontare una storia diversa, più ampia: Sant’Agata era parte di una narrazione più vasta che coinvolgeva l’Etna, il più alto vulcano d’Europa, con le sue tradizioni, i miti, le superstizioni e tutto ciò che vi gravitava attorno. Ho iniziato a pensare che poteva essere interessante indagare l’intenso rapporto fra l’uomo e l’Etna, e così ho proposto la storia al National Geographic Italia, rivista con la quale collaboro da anni.
Chi ti ha accompagnato in questo viaggio nel vulcano?
Mi hanno accompagnato diverse persone, ognuna per un breve tratto di strada. Marco Pinna, l’autore del servizio, alla scoperta di Mompilieri e di alcune grotte catanesi. Alessia Melcangi, la mia fidanzata, in visita ai paesi etnei meridionali e all’arte di Barbaro Messina. Tania Russo e il fratello Dario fra i canyon meravigliosi della valle del Simeto. Dario Teri fra le nevi di Piana Provenzana, Giacomo Gravina e i fratelli Benanti alla scoperta dei vitigni di Milo e Rovittello, Marco Neri e gli altri tecnici dell’INGV sapienti guide del vulcano, Gianfranco Pace e Margherita Padalino fra chi pratica il tai chi ai piedi dell’Etna a Mascalucia, e Carmelo Santonocito guida eccezionale alla chiesa madre di Campanarazzu, a Misterbianco, un luogo incredibile recuperato alla lava pochi anni fa. Ne dimentico altri, e mi scuso a priori.
Descrivi l’Etna da dietro l’obiettivo e senza obiettivo.
La realtà va sempre osservata prima di tutto senza obiettivo, senza macchina fotografica, e quando lo contempli in solitudine l’Etna ti ipnotizza con la sua forza strabiliante. Poi la camera ti obbliga a selezionare, a focalizzare su singoli aspetti, a cercare la buona luce, le giuste inquadrature, i soggetti perfetti per la tua ricerca. A cercare di tradurre in immagini ciò che vedi a occhi nudi.
Pensi che i catanesi siano consapevoli del patrimonio ambientale e paesaggistico che rappresenta il vulcano?
Penso che i catanesi e in generale chi vive attorno all’Etna sia consapevole del patrimonio che ha sotto i piedi, o davanti a sè ogni giorno. Penso anche che l’abitudine a volte sia una cattiva compagna, che porti a sottovalutare o a dare per scontate le cose importanti che abbiamo sotto gli occhi. Non sono un esperto ma dal punto paesaggistico e ambientale probabilmente si potrebbe fare di più. Ma poi penso che a lui, all’Etna, di tutto questo gran parlare non importi granchè: un giorno si sveglierà e inizierà a sputare lava, cancellerà ciò che si trova davanti e noi non potremo farci nulla…
Maestosa, spettacolare e incandescente. Quale volto dell’Etna preferisci?
Da lontano l’Etna ha il fascino della cartolina e i turisti ne ammirano il profilo unico; i catanesi invece lo cercano inconsciamente quasi fosse ossigeno quotidiano, una stella polare, un punto di riferimento visivo, e ne provano nostalgia appena se ne allontanano. Ma il volto dell’Etna che preferisco è quello più intimo, che apprezzi standogli vicino, salendo in cima e godendo di un paesaggio unico, surreale e inquietante. Ammirare la lava scorrere a pochi metri mi ha fatto provare una sensazione inedita: quella di essere, in quel momento, vicinissimo alla linfa vitale della Terra, al sangue bollente del pianeta che ogni tanto fuoriesce in superficie. Lasciando tutti a bocca aperta.



