Dal Corriere della Sera
Succede a Catania. Succede ormai da anni, sempre allo stesso modo e sempre più ho meno alle stesse imprese. Senza che nessuno però se ne sia mai prima d’ora. Ma quando si è accesa per caso una lampadina È bastato verificare i dati delle ultime annualità per far emergere una situazione allucinante. Ed è partito un esposto alla procura della Repubblica della città etnea. Che contiene numeri impressionanti. Perché i due terzi di tutte le anomalie relative alla presentazione dei bilanci delle società di capitali rilevate nel sistema informatico camerale si concentrano nella sola Camera di Commercio di Catania. Nel 2010 sono 1958 su 2982, pari al 65,7%: ben 1679 su 2339 l’anno seguente (71,8%); 1114 su 1660 nel 2012(67,1%); 906 su 1423 nel 2013 (63,6%); 917 su ancora 1423 nelle 2014 (64,4%); 1111 su 1709 nel 2015. Persino dopo che l’esposto e arrivato ai giudici la cosa è proseguita imperterrita. Se vero che nella prima metà del 2016 le anomalie sui bilanci alla Camera di Commercio di Catania sono 379 su un totale nazionale di 649: il 58,4%. Per capirci, ha un tasso di errore delle altre camere di commercio che oscilla fra lo 0 e lo 0,1%, alla camera etnea il margine è arrivato in certi anni a 14% E c’è di più. Perché decine di quelle imprese per cui si registrano anomalie del deposito dei bilanci, sono in odore di mafia. Senza poi considerare che le categorie più interessate dal singolare fenomeno risultano le più rischiose: dai costruttori al commercio di ortofrutta, passando per le ditte di trasporto.
Abbastanza perché la cosa non sia stata presa sottogamba dai magistrati che se ne occupano. Tanto più considerando che la procura di Catania ha aperto un’inchiesta più al largo raggio sulla quale progetto di fusione delle camere di commercio di Catania, Siracusa e Ragusa. Procedura gestita da un commissario adatta, Alfio Pagliaro, che risulta lo stesso segretario generale della camera di Catania dove si riscontrano tutte quelle strane anomalie nei bilanci delle società. I magistrati indagano sull’ipotesi di falso: vogliono accertare se alcune grosse aziende siano state a loro insaputa iscritte a qualcuna delle organizzazioni imprenditoriali che si contendono il potere nella futura grande Camera di Commercio della Sicilia orientale, con lo scopo di far pendere la bilancia dalla propria parte quando si arriverà alla conta. C’è per esempio il caso di un’impresa con 650 dipendenti che si sarebbe ritrovata affiliata a un’associazione di trasportatori vicini alla Confcommercio. Tuttavia il filone di inchiesta sulle anomalie dei bilanci promette ben altre sorprese. Sarebbe stato già individuato uno schema operativo, che dalle imprese passerebbe attraverso il filtro di un ristretto gruppo di agenzie per arrivare fino ad alcuni impiegati della Camera di Commercio addetti al caricamento dei dati nel sistema informatico. Sono loro che materialmente costruirebbero ad arte quelle anomalie per cui i bilanci delle società, pur figurando depositati nei termini, non comparirebbero nel sistema che dopo molto tempo. L’organizzazione è perfetta. Ma perché si fa una cosa del genere?
La prima motivazione è semplice. Se un’azienda ha una struttura contabile interna che fa acqua non riuscirà a presentare il bilancio entro i limiti. La data limite è quella del 31 luglio, superata la quale scatta la multa piuttosto salata, 1020 euro per ogni amministratore. Che però nel caso di una anomalia informatica ovviamente non si paga, soprattutto considerando che il giochetto è studiato facendo apparire regolare la presentazione dei documenti contabili. Tutti quei soldi, e sarebbe 1 milione di euro nel caso di Catania, non entrano nelle casse della Camera di Commercio lecito sospettare che esista una qualche contropartita, presumibilmente economica, per chi si adopera a costruire l’operazione. Il che non è un dettaglio. Difficile però credere che imprese catanesi in numero tanto rilevante sia in grado di consegnare i loro bilanci in tempo. Ci devono essere quindi anche altre ragioni, oltre alla sciatteria contabile. Dicevamo che le aziende vittime in quelle anomalie sono in gran parte le stesse che appartengono a certi settori precisi. Per alcune di loro, quelli di costruzione, c’è la periodica partecipazione agli appalti pubblici, condizionata a una ben determinata situazione finanziaria che dai bilanci e facilmente rilevabile. Altre sono invece costantemente sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti, che spesso e volentieri scavano delle banche dati. E questo può magari significare qualcosa…

