CATANIA – Non un solo clan, ma due e tra i più pericolosi di Catania. I “Ceusi” e i “Carcagnusi”, per usare i nomi con cui sono indicati dalla malavita catanese. La prossima settimana si svolgerà l’udienza preliminare dei presunti usurai ed estortori finiti in manette lo scorso mese di febbraio al termine di una delicata indagine della Squadra Mobile partita dalle “confessioni” del testimone di giustizia, Antonino Chiaramonte. Chiusa la fase investigativa, il pm Rocco Liguori ha formulato richiesta di rinvio a giudizio per Rosario Piacenti, 51 anni, Salvatrice Viola, 66 anni, Sebastiano Mazzei, 44 anni, Franco Raciti, 49 anni, Lucio Stella, 41 anni, Sebastiano D’Antona, 44 anni.
Il produttore del film “Baci Salati” è entrato nel programma di protezione nel 2014. Alla polizia e alla magistratura ha raccontato il meccanismo perverso e drammatico in cui era finito: un giro di usura, poi trasformatisi in intimidazioni, vessazioni e richieste estorsive.
L’inchiesta prende il nome da un film horror prodotto dall’imprenditore siciliano: “Nero Infinito”. Nero infinito come l’incubo in cui sarebbe finito Chiaramonte per oltre un decennio: prima vittima dei Piacenti di Picanello e poi dei Mazzei di San Cristoforo. Dal 2005, il produttore cinematografico avrebbe pagato a Rosario Piacenti e alla madre Salvatrice una somma di quasi 600 mila euro. Il prestito di partenza sarebbe stato di 200 mila euro: gli interessi oscillavano tra il 5% e il 10% al mese. Non c’è voluto molto a far lievitare la somma a 600 mila euro. Piacenti e Viola sono rispettivamente il figlio e l’ex moglie di Giovanni Piacenti (classe 1947), al momento detenuto, considerato elemento di spicco dei Ceusi. Giovanni “l’elegante” è uno dei vertici della mafia di Picanello. E non era da meno mamma Salvatrice, una volta sarebbe arrivata a minacciare di morte Chiaramonte. Non lo avrebbe fatto con le sue mani, ma avrebbe incaricato qualcuno. Una volta – per farsi pagare – avrebbe tentato di aggredirlo con un coltello da cucina.
E’ nel 2007 che sarebbero entrati nel vortice i Mazzei. Chiaramonte incapace di pagare le somme ai Ceusi si rivolge a Franco Raciti, affiliato dei Mazzei, per aiutarlo. Una sorta di mediazione. A quel punto “Cipudda” (così lo chiamano a Raciti) si sarebbe presentato da Piacenti per risolvere la questione. L’accordo sarebbe stato di restituire solo la somma realmente data in prestito e di stoppare gli interessi. Ai Mazzei a quel punto l’imprenditore doveva pagare il pizzo per una sua attività di ristorazione. A intascare erano Raciti e D’Antona. (Quest’ultimo nel 2008 si affilia ai Laudani, pochi mesi fa infatti è finito in manette nell’ambito della maxi inchiesta I Vicerè). Cavalli di ritorno e ancora estorsioni. Le imposizioni di Mazzei, Stella e Raciti non si sono fermate. Quando doveva uscire il film “Nero Infinito” avrebbero preteso il versamento di 5000 euro.

