"Ho sentito sette colpi di pistola" |Il racconto di Eugenio Sturiale

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Eugenio Sturiale, collaboratore di giustizia, avrebbe assistito ad alcune fasi dell'omicidio di Gino Ilardo. Nel corso dell'udienza non è mancato un piccolo colpo di scena.

L'omicidio di Gino Ilardo
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3 min di lettura

CATANIA – L’omicidio di Gino Ilardo si intreccia ancora una volta con il processo in appello (in corso a Palermo) che vede tra gli imputati il Generale Mario Mori (assolto in primo grado). Al centro del processo la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995.  Una lettera firmata dall’avvocato Basilio Milio, difensore del Generale Mori, è stata inviata alla Corte d’Assise presieduta da Rosario Cuteri per “evidenziare” che alcuni fatti emersi dalla testimonianza del colonnello Riccio non corrisponderebbero “alla realtà”. Il legale nella missiva – letta oggi dal presidente durante l’udienza del processo del delitto di Luigi Ilardo – si propone come teste e elenca una serie di sentenze che potrebbero essere acquisite nel dibattimento. Diverse le reazioni da parte della procura e di alcuni difensori degli imputati. Il sostituto procuratore Pasquale Pacifico ha chiesto alla Corte che la lettera venga trasmessa all’autorità giudiziaria che “valuterà” come procedere. Inoltre il pm ha evidenziato che la sentenza di primo grado di assoluzione del Generale Mori è già depositata negli atti del processo. Ha chiesto di poter valutare il contenuto della lettera l’avvocato Stella Rao, difensore di Maurizio Zuccaro imputato insieme a Giuseppe Madonia, Benedetto Cocimano e Vincenzo Santapaola nel processo. La missiva, dunque, potrebbe essere oggetto di discussione nel corso delle prossime udienze.

Il cuore del processo di oggi è stato l’esame di Eugenio Sturiale, collaboratore di giustizia dal 2010. Personaggio “riservato” e di fiducia – così si è descritto lo stesso teste – del clan Santapaola almeno fino al 2004, quando “migra” nella cosca Cappello Bonaccorsi di Giovanni Colombrita. Previa autorizzazione – racconta il pentito – dello zio Nino Santapaola. Sturiale elenca le sue conoscenze con la famiglia di “sangue” di Cosa nostra catanese. Sarebbe stato molto vicino a Roberto Vacante (marito di Irene Santapaola e arrestato pochi giorni fa nel blitz Bulldog) e Enzo Santapaola, figlio di Salvatore deceduto nel 2003.

Eugenio Sturiale racconta di aver assistito all’omicidio di Luigi Ilardo. Quel giorno rientrando a casa, in via Martino Cilestri, ha notato Benedetto Cocimano e Maurizio Signorino a bordo di due moto. A quel punto il collaboratore di giustizia avrebbe cambiato strada: “Ho avuto paura anche per la mia vita”. Una preoccupazione nata anche da due episodi accaduti pochi giorni prima. Santo Patanè, suo autista, lo aveva avvisato che sotto casa sua aveva visto Santo La Causa, Benedetto Cocimano e Maurizio Signorino. “Sono andato a letto chiedendomi cosa ci facesso il gruppo di fuoco di Maurizio Zuccaro sotto casa mia”- commenta il pentito rispondendo alle domande del pm. Il giorno dopo Sturiale si accorge che la Station Wagon di Benedetto Cocimano era parcheggiata nei pressi della sua abitazione e inoltre vede passare Santo La Causa con il motorino, con a bordo un’altra persona che però non riconosce. Per Sturiale non ci sono dubbi: stavano facendo una ricognizione del posto. Due avvenimenti dunque che colpiscono l’ex uomo di Cosa nostra che decide di “aspettare” prima di rientrare a casa. E avrebbe rischiato il controllo della polizia perchè il quel periodo era sottoposto alla sorveglianza speciale e doveva rientrare a casa prima delle nove. Aspetta almeno dieci minuti. Solo quando vede arrivare la Mercedes scura con a bordo Gino Ilardo Sturiale capisce che i due sicari dei Santapaola non erano qui per lui. Da un angolo il collaboratore racconta di aver visto Pietro Giuffrida (che indica come un altro componente del gruppo di fuoco di Maurizio Zuccaro) e un altro soggetto che non conosce in via Quintino Sella. Ad un certo punto vede Ilardo scendere dall’auto. E’ quello il momento in cui decide di rientrare a casa. “A quel punto ho sentito sei o sette colpi di pistola e dopo il rumore del passaggio di alcune moto”. Molto tempo dopo Roberto Vacante e Francesco Santapaola avrebbero rivelato il movente dell’omicidio di Gino Ilardo. “Era uno sbirro” – racconta Sturiale in aula.

Sturiale nel 2001 diventa confidente di polizia e per la precisione dell’ispettore Mario Ravidà (tra i testi del processo). Quello che il collaboratore di giustizia avrebbe visto la sera del 10 maggio 1996 sarebbe stata una delle prime rivelazioni fornite all’ufficiale della Dia. Ma da quelle dichiarazioni non sarebbe scattata alcuna inchiesta. “Penso che se non avessi collaborato con la giustizia non si sarebbe portata mai avanti questa indagine” – commenta Sturiale.

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