Terrorismo, operazione della Digos |Sgominata centrale di documenti

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da sx Claudio Pucci, Antonella Paglialunga, Giancarlo Rapisarda‏
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Blitz della polizia in una palazzina di via Paolo Orsi a Gravina: individuati due appartamenti al cui interno sono stati rintracciati 20 stranieri, di cui un minore, tutti di nazionalità somala.  TUTTI I PARTICOLARI

CATANIA – Passaporti, carte d’identità, documenti di riconoscimento e migliaia di euro e dollari in contanti. Questo quanto è stato sequestrato dalla Digos della Questura di Catania nel corso di una imponenente operazione messa in campo dopo i recenti episodi di terrorismo in Francia, Tunisia e Mali. La lente di ingrandimento della Digos è arrivata in alcuni appartamenti di via Paolo Orsi, a Fasano, frazione di Gravina di Catania. Da fonti investigative, infatti, gli agenti avevano saputo che molti somali abitavano in quegli edifici. Una concentrazione dovuta al fatto che in Somalia è attiva l’organizzazione terrostica “Al Shabaab”.

Il blitz è scattato ieri mattina: gli agenti della Digos si sono introdotti al terzo e quarto piano della palazzina al civico 18 di via Paolo Orsi e hanno identificato 20 stranieri, uno è un minore. Al terzo piano abitavano 18 somali, 13 uomini e 5 donne, al quarto piano altri due migranti di sesso maschile. Pessime le condizioni igienico sanitarie in cui queste persone vivevano.

Le perquisizioni hanno permesso di rinvenire documenti falsi ma anche autentici. In una stanza del terzo piano la Digos ha sequestrato nel dettaglio “22 titoli di viaggio, validi per l’espatrio, del Governo italiano, in bianco verosimilmente contraffatti; 29 stick adesivi trasparenti utilizzati per applicare le foto su documenti di riconoscimento; una carta d’identità rilasciata dal comune di Milano, verosimilmente contraffatta, in quanto il timbro apposto sulla fotografia non risultava  impresso sul documento cartaceo”.

Inquietante un particolare: la Digos ha anche sequestrato diversi documenti di riconoscimento intestati a somali che non erano presenti al momento della retata. Per gli investigatori potrebbero essere utilizzati o come modello per la contraffazione oppure – e questo è l’aspetto inquietante –  essere ceduti a migranti somiglianti nei tratti somatici per una potenziale sostituzione di persona.

Al quarto piano, la Digos ha trovato una valigia di colore nero, risultata di proprietà di Mohamed Abdi Shire (anche perchè il suo documento era all’interno del bagaglio), dove all’interno è stato trovato diverso denaro contante: 7.475 euro e 1,200 dollari. I soldi erano ripartiti in piccoli mazzeti: l’indagato non ha saputo chiarire alla Digos nel momento dell’interrogatorio la provenienza delle somme sequestrate. Nella valigia c’era anche un quaderno e un block notes dove erano annotati nomi, importi di denaro e date. Due dei nomi scritti nel quaderno sono due somali che vivevano al terzo piano.

Per gli inquirenti saremmo davanti a una centrale di produzione di documenti falsi, o almeno al centro logistico. Le mazzette di denaro e i conteggi riportati inducono “a ritenere – scrivono gli inquirenti – che si tratti dei corrispettivi versati dai singoli stranieri irregolari al fine di ottenere documenti d’identità falsi validi per l’espatrio”. Emerge infatti da molte inchieste relative al traffico di esseri umani e sull’immigrazione irregolare che i somali tendono a voler raggiungere il Nord Europa, in particolare Scandinavia e Germania. E in questi Paesi per presentare domanda di asilo politico avrebbero, dunque, utilizzati i documenti falsi recuperati a Catania.

Un particolare è apparso immediatamente significativo alla Digos: due degli occupanti degli appartamenti di via Paolo Orsi, Adbulkadir Mohamed ed Hassan Mohamed Abdelakim, erano stati foto-segnalati per ingresso irregolare dalla Questura di Crotone, e il minore A.A.M., non risultava foto-segnalato. Quindi questi soggetti da Crotone avevano raggiunto Catania: un tragitto molto anomalo, visto che – come detto – solitamente vogliono raggiungere il Nord Europa. Gli altri somali sono risultati identificati fra il 4 ed il 14 dicembre all’isola di Lampedusa.

La Digos ha ricostruito il presunto sistema: Mohamed Maslax Abadir avrebbe riscosso il denaro necessario per avere i documenti falsi e avrebbe messo a disposizione dei migranti il locale che aveva preso in affitto, mentre Mohamed Abdi Shire si occupava della contabilità. I due sono stati tratti in arresto insieme a Mohamed Abdulkadir e Hassan Mohamed Abdelakim, che da Crotone hanno raggiunto Catania. A vario titolo gli arrestati sono accusati di fabbricazione e detenzione di documenti falsi validi per l’espatrio, oltre al compimento di atti diretti a procurare illegalmente l’ingresso e la successiva permanenza nel territorio dello Stato italiano e di Stati esteri. Il Gip dovrà decidere sull’arresto in flagranza.

Sono stati deferiti in stato di libertà il minore irregolare A.A.M. e M.M., italiano, proprietario degli immobili, con l’accusa di favoreggiamento. Gli altri 15 stranieri sono stati trattenuti a disposizione dell’Ufficio Immigrazione per gli accertamenti.

Le indagini non si fermano qui: Antonella Paglialunga, la dirigente della Digos, ha assicurato che sono in corso gli accertamenti per capire dove i due arrestati si siano procurati i documenti validi per l’espatrio bianchi e gli adesivi.

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