CATANIA – “Melu di Mascalucia” sarebbe sul “libro paga” di Cosa nostra catanese e anche di altre famiglie della mafia etnea. Carmelo Scuderi sarebbe, dunque, un personaggio che “trasversalmente” operava per conto di diversi clan, senza esclusività. Il curriculum criminale del 54enne, al momento ai domiciliari, comprende reati che vanno dall’usura alle estorsioni. Beni, società e i conti correnti (riferibili a Scuderi) sono stati sequestrati dalla Divisione Anticrimine di Catania che hanno eseguito una misura patrimoniale disposta dal Tribunale Sezione Misure di Prevenzione. Il provvedimento scaturisce da un’indagine della polizia che ha raccolto diversi indizi per acclarare un’evidente sproporzionalità tra quanto dichiarato e quanto realizzato: dal 2008 al 2014 Scuderi avrebbe accresciuto il suo patrimonio e quello dei suoi familiari attraverso denaro proveniente dalle sue attività illecite.
Posti i sigilli ad un patrimonio del valore di un milione di euro. Il Chiosco Cristiano di Mascalucia e Chiamami Pizza di San Gregorio da oggi sono amministrate dallo Stato. Sequestrati inoltre un terreno di quasi un ettaro, una Smart, una Cooper Countryman, una moto Bmw e numerosi rapporti bancari e postali.
L’indagine è stata avviata su proposta del Questore dopo l’arresto di Scuderi nel febbraio del 2014 nella maxi operazione della Squadra Mobile Money Lander che aveva coinvolto anche gli imprenditori Bosco, leader nel settore dei supermercati e della gastronomia. Scuderi – nell’ambito di quell’inchiesta che aveva fatto scattare le manette a trenta persone – è stato accusato di usura e tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.
“Melu di Mascalucia” lo scorso settembre è nuovamente nel ciclone di una retata della Squadra Mobile. Scuderi è stato arrestato nel blitz Dirty Money: avrebbe concesso dal 2012 al 2014 una serie di prestiti a un imprenditore con un tasso usuraio di oltre il 10% mensile.

