Scuola, il corteo del Cervantes |"La scuola cade a pezzi"

Scuola, il corteo del Cervantes |”La scuola cade a pezzi”

Scuola, il corteo del Cervantes |”La scuola cade a pezzi”

Centinaia di studenti in corteo, a partecipare anche una delegazione di genitori, per protestare contro la situazione delle infrastrutture scolastiche.

la manifestazione
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CATANIA – “La vostra buona scuola cade a pezzi”. Centinaia di studenti in corteo, a partecipare anche una delegazione di genitori, per protestare contro la situazione delle infrastrutture scolastiche. Molti studenti del De Felice, istituto passato alla cronaca per il crollo del soffitto del piano terra e del piano superiore. Ad aprire la manifestazione un grande striscione con scritto “La vostra buona scuola cade a pezzi” firmato Assalto studentesco, associazione studentesca dello Spazio Libero Cervantes promotrice del corteo.

A partecipare delegazioni di tante scuole vittime dei disagi strutturali e delle infiltrazioni di acqua. “Una porzione del soffitto della tettoia d’ingresso della mia scuola – dichiara Luca Messina, studente del Liceo Classico Spedalieri e attivista di Assalto studentesco – è caduta, mettendo a repentaglio l’incolumità di tutta la comunità studentesca”. “Siamo scesi in piazza – continua Simone Granata di Assalto studentesco – per rivendicare il nostro diritto a studiare in strutture che non ci crollino sopra la testa. Chiediamo a tutte le istituzioni di prendere dei provvedimenti urgenti e definitivi: gli studenti del De Felice, ad esempio, non possono essere sballottolati a destra e a sinistra perché qualcuno ha mancato al proprio ruolo, o rischiare di avere i piedi a mollo come gli studenti del Polivalente”.

“La situazione è veramente tragica, e intervenire immediatamente è necessario affinché non avvengano l’irreparabile – intervengono all’unisono gli studenti presenti al corteo – sfiorate sempre per poco. Abbiamo documentato le carenze di molte scuole catanesi – conclude Granata – e siamo pronti ad incontrare gli enti e le istituzioni che dovrebbero, almeno in teoria, occuparsi e preoccuparsi dell’edilizia scolastica: vogliamo porre fine a questi disastri quanti prima.”

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