CATANIA – Partenza col botto ieri sera per la Compagnia Zappalà Danza a Scenario Pubblico. Un tripudio di folla e applausi per l’inaugurazione della nuova rassegna Scenario Danza 15/16 dal titolo, ancora una volta carico di suggestioni, Welcoming. Si tratta inoltre della prima stagione di danza contemporanea presentata da quando il Ministero dei Beni culturali ha assegnato alla struttura catanese il prestigioso riconoscimento di Centro di Produzione della Danza. Per la speciale occasione il founder, il coreografo Roberto Zappalà ha tenuto un lungo discorso di ringraziamento: “grazie Catania, grazie Sicilia.
Quest’anno sarà per tutti noi una “ripartenza”, un nuovo impegno, una nuova responsabilità – ha detto – che ci vede impegnati non solo sul fronte della produzione artistica, ma anche in quanto responsabili di un luogo, Scenario Pubblico, che negli anni si è conquistato con grande serietà e con il lavoro di uno staff sempre pronto al sacrificio, una fetta di mercato sempre più importante”. A seguire un brindisi, l’ open door di Side/Side dell’artista residente Shumpei Nemoto con la sua compagnia di svedesi, e poi la straordinaria performance “Franca – Mente”, con un pesce rosso con parrucca bionda sul palco e sei ballerini della compagnia bolognese Dna di Elisa Pagani.
Welcoming, per accoglienza, come titolo della nuova rassegna è intanto uno slogan perché, “Accoglienza – ha continuato Roberto Zappalà – è per diversi motivi la parola chiave della stagione di danza che si appresta a iniziare. Ma abbiamo voluto dedicare la stagione di Scenario Pubblico all’accoglienza, sia perché siamo pronti ad accogliere gli artisti con il massimo dell’ospitalità, ospitalità che ci ha sempre contraddistinto, sia perché dopo la stagione dello scorso anno intitolata all’esilio ci sembrava la giusta continuazione”.
Ma Welcoming è anche un omaggio teso a richiamare delicati temi umanitari, di cui Catania è stata teatro, “Con ‘Welcoming’ vogliamo sottolineare come, – ha spiegato Zappalà – anche in un momento di immensa difficoltà lavorativa e di conseguente disastro economico per la nostra città, i catanesi si sono mostrati ancora una volta, straordinariamente generosi e disinteressati accogliendo migliaia di migranti. Uomini, donne e bambini senza nessuna colpa individuale, solo sfortunati per essere nati in un determinato luogo e in un determinato momento storico. Responsabilità di un fato che poteva decidere lo stesso per ognuno di noi. Chi segue il mio lavoro di coreografo – dice – sa che spesso sono molto duro con l’inciviltà diffusa nel nostro territorio, ma allo stesso tempo non posso esimermi dal porre l’accento sulla generosità dei miei concittadini; commovente, infinita. Ciò ovviamente mi inorgoglisce”.
Ma la nuova stagione, ancora una volta, nasce dall’idea che Roberto Zappalà possiede della danza come risorsa e strumento artistico a favore dell’interazione, della riflessione culturale, dello scambio con il territorio, della fusione con la città e dell’ospitalità. Un progetto che da venticinque anni ormai rappresenta quasi il marchio di fabbrica della compagnia. Un modo di concepire l’arte della danza che ha fortemente contribuito a far crescere la compagnia tanto da arrivare ad affermarsi oggi come una tra le realtà europee più apprezzate nel panorama del ballo contemporaneo.
Da qui la volontà della direzione artistica di Scenario di aumentare per la nuova stagione 15/16 il numero delle rappresentazioni. Ma sarà soprattutto un confronto in modo più definito con le ospitalità, all’interno di un progetto di residenze coreografiche, che nello specifico prende il nome di ACASA. “Per noi – ha aggiunto – la residenza è strategia/visione del nostro territorio. Crediamo che la residenza di un artista debba necessariamente andare oltre l’ovvio sostegno allo stesso e provare a contaminare l’area di “ospitalità” individuata, in questo caso Catania e la Sicilia, e così contribuire a una crescita del luogo stesso. Ho sempre sostenuto che la residenza volta soltanto a sostenere i giovani artisti, è un meccanismo di per se limitato, poco fruttuoso e forse in alcuni casi anche inutile. La mia esperienza mi porta a notare come troppi artisti giovani sono stati nel tempo “ingannati” o forse meglio dire sedotti, e di conseguenza illusi di aver intrapreso la giusta direzione. Per queste ragioni – ha aggiunto – ho sempre creduto che le residenze debbano essere realizzate con due obiettivi: uno certamente proiettato verso il sostegno dei giovani coreografi e parallelamente verso la costruzione di un meccanismo di circuitazione senza il quale è “inutile” produrre; l’altro, non alternativo ma complementare, orientato ad “attrezzare” di contenuti, di suggestioni e di presenze il territorio, contribuendo così alla sua “emancipazione”. Il raggiungimento di questo secondo obiettivo ci sembra possibile con il coinvolgimento di coreografi già maturi. Da questi artisti mi aspetto una relazione con il territorio più profonda, basata su incontri frequenti con il pubblico, presentazione di pubblicazioni, seminari, ma soprattutto normale socializzazione all’interno dello stesso territorio, attraverso la loro quotidiana fruizione della città, delle sue piazze, dei suoi bar, dei ristoranti, dei negozi, dei mercati ecc. E’ questa contaminazione della città con la vita e lo sguardo dell’artista che rappresenta per me uno degli aspetti più importanti di una residenza artistica e questa può realizzarsi solo – ha concluso Zappalà – attraverso una permanenza prolungata sul territorio”.
Saranno ben 12 le rappresentazioni e 18 i coreografi. Alcune serate saranno composte da due o tre diverse creazioni con diversi coreografi che si cimenteranno nel formato short-time per dare così la possibilità anche ad un pubblico poco esperto di danza contemporanea di conoscere nuove espressioni coreografiche. Ma gli spettacoli non si fermeranno alle performance. La rassegna comprenderà appuntamenti aperti a tutti con confronti intorno al tema della danza contemporanea e lezioni pratiche con gli amatori che da quest’anno saranno proposte non solo con MoDem, il linguaggio della Compagnia Zappalà danza, ma anche con tutti i coreografi di residenza, e poi workshop, e il progetto video danza curato da Alain El Sakhawi, danzatore della compagnia.

