CATANIA. Il criterio adottato per la valutazione della prova scritta non va bene, l’elaborato va corretto di nuovo e con un metodo diverso. A stabilirlo è la quarta sezione del Tar etneo che con un’ordinanza del 25 settembre ha annullato il giudizio negativo espresso dalla Commissione della corte d’Appello di Reggio Calabria sull’esame scritto di una candidata. La ragazza ha presentato ricorso dopo aver appreso nel luglio scorso l’esito insufficiente della prova svolta a Catania nel dicembre 2014. La candidata in particolare ha contestato l’inadeguatezza del metodo di correzione adottato, e i giudici amministrativi le hanno dato ragione.
La valutazione espressa mediante solo un semplice numero non è più sufficiente per giudicare una prova scritta, il giudizio ora va accuratamente motivato dalla commissione al fine di aiutare l’aspirante avvocato a capire dove eventualmente abbia sbagliato. E metterlo così nella condizione di prepararsi meglio per affrontare nuovamente l’esame. ”La Commissione, in diversa composizione, – si legge – dovrà procedere, in osservanza del criterio indicato, a una nuova correzione degli elaborati giudicati insufficienti”. Le varie commissioni fino adesso apponevano solo un giudizio numerico alla prova, che però non entrava nel merito degli errori. Ma la giovane, non sarebbe l’unica con in mano una sentenza che le dà ragione, il ricorso sarebbe stato intrapreso da diversi candidati ciascuno con un suo legale.
Ma in generale, si tratta di una decisione ‘storica’ sul piano della giurisprudenza amministrativa, lo è anche per i tanti candidati che dopo anni di studio ogni anno tentano in tutta Italia l’accesso alla professione forense sostenendo l’esame di abilitazione. Visto il carattere nazionale della questione, dunque, c’è da aspettarsi una lunga serie di contenziosi. Ma ora le commissione calabrese a seguito dell’ordinanza emessa dal tribunale amministrativo etneo dovrà dare conto e ragione dei giudizi negativi assegnati.
“Al fine di rendere palesi e comprensibili le ragioni del giudizio negativo, – si legge ancora nell’ordinanza – nonché di consentire un effettivo sindacato giurisdizionale, la Commissione avrebbe dovuto assegnare un punteggio quanto meno con riferimento alle singole specifiche voci per le quali riteneva di esprimere un giudizio negativo (ad es. esposizione, esauriente trattazione delle varie parti della traccia, ecc.), per poi assegnare il punteggio definitivo. Ne consegue che la Commissione, in diversa composizione, dovrà procedere, in osservanza del criterio indicato, a una nuova correzione degli elaborati giudicati insufficienti”. Vale a dire che le prove scritte dovranno essere di nuovo corretti a Reggio Calabria, ma da una nuova commissione perché la precedente ha già espresso un giudizio. Già da qualche anno per le prove scritte degli esami di stato di avvocato, una volta svolte dai candidati ciascuno nella propria città, vengono poi inviate per la correzione ad un’altra Regione al fine di garantire i principi di correttezza e obiettività delle valutazioni.
“Finalmente – spiega l’avvocato Ignazio Scuderi – è data la possibilità al candidato di comprendere le reali ed eventuali carenze degli elaborati evitando giudizi approssimativi e frettolosi delle commissioni, che in nome della velocità della correzione, sacrificavano il diritti costituzionalmente garantiti tra i quali, quelli alla motivazione, assurge oggi al rango comunitario”. La decisione dei giudici amministrativi attribuisce nuovi principi alla giurisprudenza. “Le varie ordinanze – prosegue – emesse assumono particolare rilevanza perché la giurisprudenza amministrativa aveva sempre ritenuto sufficiente per la valutazione degli elaborati e la conseguente ammissione alle prove orali la semplice espressione del voto numerico. Menomando d’un canto il diritto di azione previsto dall’articolo 24 della Costituzione e dall’altro rendendo assolutamente inutile la prova, non avendo il candidato alcuna possibilità di correggere i propri eventuali errori nella – conclude Scuderi – sessione successiva di esame”.

