Spiava dipendenti con telecamera |Condanna per un commercialista

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Vincenzo La Rosa era stato denunciato dalle sue collaboratrici che avevano scoperto una penna-telecamera nella toilette dello studio dove lavoravano. Il giudice di Catania ha condannato il professionista ad un anno di reclusione, pena sospesa.

la sentenza
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CATANIA – E’ stato definito dai giornalisti catanesi il “commercialista guardone”. Le collaboratrici del suo studio lo avevano denunciato nel 2009 perché avevano scoperto che nel bagno era stata posta una penna con installata una microcamera allo scopo per spiarle. Vincenzo La Rosa è finito sotto processo ed oggi è arrivata la condanna da parte del giudice monocratico di Catania.

La sentenza. Il commercialista è stato condannato ad un anno di reclusione, pena sospesa, e una provvisionale di 1.500 euro a ciascuna delle sei vittime che si sono costituite parte civile nel processo, rappresentate dagli avvocati Francesco Antille, Luca Mirone e Maria Platania. Il pm aveva chiesto al Tribunale una pena di 4 anni di reclusione e 300 euro di multa per il professionista per “interferenze illecite nella vita privata” aggravata dall’abuso di relazioni d’ufficio.

Il legale delle parti civili. “Alla lettura del dispositivo le ragazze presenti sono scoppiate in un pianto liberatorio – afferma in una nota l’avvocato Luca Mirone – dopo un processo durato 3 anni. Tale riconoscimento giudiziario arriva proprio oggi,  giornata mondiale contro la violenza sulle donne,  che conferma – spiega –  l’esecrabile gesto compiuto ai danni delle dipendenti e ne condanna l’autore”.

La difesa. Il professionista catanese ha sempre respinto tutte le accuse e nel corso del procedimento ha sostenuto di “essere estraneo alla vicenda”. Inoltre ha dichiarato che il giorno in cui fu “scoperta la penna-telecamera si trovava fuori sede per partecipare ad un convegno”. Nel suo computer la polizia non ha trovato il software dell’applicazione per utilizzare la penna-telecamera. Il suo legale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, ha annunciato l’intenzione di ricorrere in appello.

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