CATANIA – “Egregio direttore, sono un giovane padre e non c’è un momento del giorno o della notte in cui non mi venga in mente Sofia, la mia bambina di quattro anni e mezzo, che non posso abbracciare ormai da 10 mesi. Nel maggio del 2013, infatti, la mia ex compagna, con la quale ho condiviso per anni una relazione, me l’ha strappata via con l’inganno e la furba complicità della legge, e l’ha portata con sè all’estero. Adesso so che si trova a Panama, in uno Stato lontano e con una legislazione che non lascia molti spiragli per intervenire. Ma le assurdità legali iniziano in Italia: l’espatrio della bambina è avvenuto infatti a mia insaputa e senza il mio consenso. Non sono mai stato interpellato da nessuno, nemmeno dagli avvocati che mi hanno inizialmente assistito sul piano legale: pure loro mi dicevano di essere all’oscuro di tutto, mi davano spiegazioni approssimative, mentre mia figlia stava già prendendo il volo. Così, da un giorno all’altro mi sono ritrovato con le spalle al muro, davanti al fatto compiuto: la perla della mia vita, la ragione del mio essere, la creatura per la quale provo un amore incontenibile, in un rapporto da sempre bellissimo, intenso e immenso, oggi non è più con me e non so come fare per rivederla. Sono impotente perché la nostra cosiddetta “giustizia” per l’ennesima volta non ha considerato il diritto di un minore a poter condividere l’affetto del papà almeno quanto quello della mamma. Adesso mi mancano i suoi sorrisi, la sua voce. Ci penso in continuazione e in continuazione sento un brivido dietro la schiena. Un brivido di emozione perché sono un padre che vorrebbe semplicemente riabbracciare la propria figlia. Un brivido di rabbia perché sono un cittadino italiano stretto nella morsa di una giustizia piena di buchi neri. Questa mia testimonianza è forse una goccia nell’oceano, ma mi auguro che anche grazie alle mie parole altri padri possano aprire gli occhi e le istituzioni cogliere il senso profondo del mio appello, il cui unico obiettivo è tornare a sentire il calore della mia bambina”.
Alex Aleo, uomo e padre, scrive una lettera in redazione per raccontare la sua triste storia, in un giorno simbolico come il 19 marzo.
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