Crocetta, ultimatum ai partiti | Ma i conti ancora non tornano

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Crocetta: "Potevo scegliere tra un governo del presidente o un governo politico, ho scelto quello politico e lo proporrò fino alla fine. Ma non c'è più tempo". Vertice a Roma: "Sarò lì per sistemare i conti della Regione, non per il nuovo esecutivo". I nomi in corsa e le richieste dei partiti. 

verso la nuova giunta
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PALERMO – “L’incontro di domani a Roma col governo nazionale sul disavanzo della Regione non è l’ora x della soluzione di tutto, né la verifica dei rapporti politici. Legare dunque l’esito del vertice con la formazione della nuova giunta regionale è chiaramente strumentale”. Lo dice il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, impegnato in queste ore a chiudere con gli alleati sulla definizione della nuova squadra. Crocetta sottolinea che la riunione col sottosegretario Claudio De Vincenti “è la continuazione di un rapporto che abbiamo avviato da tempo col governo nazionale con una road map, stabilità all’inizio dell’estate, che prevedeva prima la chiusura del bilancio 2015 e successivamente il confronto per il 2016 e 2017”.

“Domani non si conclude una sorta di trattativa sindacale tra il governo della Regione e quello nazionale – aggiunge – ma si avvia un tavolo tecnico-politico sulle soluzioni di questioni che vengono da lontano per portare in bonis il bilancio della Regione. A Roma non andrò presentando una Sicilia lamentosa e rivendicativa ma una Sicilia che vuol fare sul serio una politica rigorosa mantenendo la coesione sociale, salvaguardando l’occupazione, aiutando le imprese e i disoccupati. Ci vorranno alcune settimane per concludere il confronto col governo nazionale e io sono ottimista”, afferma, poi, il governatore. Che conclude con un appello ai partiti della maggioranza: “Potevo scegliere tra un governo del presidente o un governo politico, ho scelto quello politico e lo proporrò fino alla fine. Ma non c’è più tempo, basta col giochetto delle percentuali”.

Per Crocetta “la Sicilia ha bisogno di coesione, unità, azioni forti che accelerino il processo di cambiamento, di vere riforme, di pace e di tranquillità. Basta con gli scontri continui per le ambizioni personali di ognuno di noi – aggiunge- . Le elezioni, per legge, si fanno ogni cinque anni, chi ha vinto ha il diritto di governare e chi ha perso ha il dovere di contribuire al bene comune. Negli ultimi tre anni – ricorda il governatore – abbiamo dato vita a tre governi ma ogni volta la squadra non andava bene a qualcuno: il primo governo, quello del presidente, perché i partiti non avevano un ruolo; il secondo perché parte del Pd era rimasto fuori e devo dire che non andava bene neppure a me; il terzo, quello attuale, composto da tecnici, espressione dei vari partiti, nessuno escluso e poi con l’ingresso dell’ex capogruppo del Pd in Assemblea è stato infranto il tabù della partecipazione dei parlamentari al governo. Io ho risposto alle richieste arrivate dal Parlamento regionale di coinvolgere gli eletti dal popolo – prosegue -. Ora tutti quanti chiedono di collegare il governo al mandato elettorale dato anche ai deputati. Coerentemente a questi inviti ho informato i partiti della coalizione dell’azzeramento dell’attuale giunta e ritengo che la formazione del nuovo governo non può essere più ritardata. Nessuno pensi di poter bloccare il percorso, anche perché i cittadini sapranno individuare i responsabili. Apprezzo anche la posizione del Ncd che pur non entrando nel governo è pronto a sostenere le riforme. Io sono pronto, lo sono da tempo. Entro il 31 dicembre devo chiudere la vicenda dei conti e devo certificare l’intera spesa dei fondi Ue, perché non va perso nemmeno un centesimo. Per farlo serve un governo politico forte”.

I nodi da sciogliere

Al momento, i nodi ancora insoluti riguardano le forze che sosterranno il governo regionale e il loro peso in giunta. I renziani hanno caricato di significato politico l’incontro romano di oggi. Se non c’è un sostegno del governo nazionale che permette di affrontare l’emergenza contabile, i fedelissimi del premier ritengono complicato il prosieguo della legislatura. Anche Areadem attende di conoscere l’esito dell’incontro romano e ritiene necessria l’unità di tutto il Pd a sostegno del nuovo governo. Niente strappi come per il Crocetta bis. Dal canto suo, il segretario Fausto Raciti si è ben guadato fin qui dal convocare la direzione del Pd che aveva annunciato nei giorni scorsi. Nel Pd si litiga anche per i posti a disposizione. Crocetta ne offre sei. Uno va all’Areadem di Giuseppe Lupo, che potrebbe entrare in giunta in prima persona. Le altre due anime del partito, cioè quella che fa capo a Davide Faraone e quella che ha come riferimento Raciti e Antonello Cracolici, si contendono gli altri cinque posti. I renziani vogliono confermare al Bilancio Baccei, e se avranno tre poltrone salveranno anche Contrafatto e Gucciardi. Gli ex ds dovrebbero piazzare nei tre posti, se riuscirano a ottenerli, Cracolici, Marziano e Concetta Raia, ma i giochi non sono ancora fatti. Degli altri sei posti, uno resterebbe a Crocetta, che piazzerebbe Mariella Lo Bello alle Attività produttive. Tre andrebbero ad Area popolare, cioè Udc e Ncd (Pistorio, Miccichè o Turano e, si era detto, un tecnico d’area Ncd), anche se ieri sera Ncd ha detto che non entrerà in giunta, e questo cambia un po’ le cose. Un posto è per quel che resta di Sicilia democratica (il nome è quello di Luisa Lantieri, eletta con Miccichè) e uno per Sicilia Futura (conferma di Croce? O Picciolo?), che ne reclama invece due (se ncd resta fuori, i centristi potrebbero fermarsi a due poltrone e Cardinale potrebbe reclamare la seconda). A bocca asciutta e scontento resterebbe il Megafono-Psi. I conti, insomma, non tornano.

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