Agenzie di scommesse| tra proteste e futuro incerto

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Attività chiuse. E aumenta il prelievo dello Stato.

Coronavirus
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2 min di lettura

Oggi a Napoli a Piazza Plebiscito i lavoratori del settore del gioco legale e delle scommesse hanno protestato per la riapertura delle proprie attività. Il mondo del gioco sta facendo sentire il suo malcontento in questi giorni, soprattutto protestando contro il prelievo dello 0,5 per cento che servirà a finanziarie lo sport. “Eurobet è stata costretta a mettere parte del personale in cassa integrazione e ad anticiparne il pagamento poiché i fondi dallo Stato arriveranno, come minimo, in grande ritardo – ha affermato l’amministratore delegato di Eurobet, Andrea Faelli, in un’intervista a Il Tempo -. Non è stato facile spiegare ai nostri referenti internazionali come mai un governo che aveva promesso di non alzare le tasse non solo non ci permette di tornare a lavorare, ma ha addirittura deciso di aumentare il prelievo dello 0,5% sulla raccolta scommesse. Ciò permette di tutelare i 100mila addetti del mondo dello sport, ma mette a rischio 100mila posti di lavoro del nostro settore”.

“Tra le tante promesse fatte dal governo durante il lockdown rimbomba quella per la quale nessuno sarebbe stato lasciato indietro o da solo. Migliaia di piccole e medie imprese di gestione che operano nel mondo dell’intrattenimento e nella raccolta di gioco dello Stato non la pensano certamente così. Si tratta di attività chiuse con il ‘blocco’ del 9 marzo 2020 e per le quali non è stata prevista alcuna data per la riapertura, pur essendo un indotto con oltre 75.000 addetti, nel quale operano altrettanti piccoli esercenti e nonostante siano considerate dall’Inail tra quelle a rischio contagio ‘medio-alto’, a differenza di altre a rischio ‘alto’ a cui è stato consentito invece di ripartire”. Così, in una nota congiunta, i deputati di Forza Italia Mauro D’Attis e Benedetta Fiorini. Si tratta di una evidente discriminazione – proseguono i due forzisti -, non solo per le imprese, ma soprattutto per i dipendenti in cassa integrazione. Inoltre, per queste attività è prevista una tassazione che le costringe nei prossimi giorni al pagamento di acconti calcolati sui livelli di raccolta dei periodi precedenti, anche in caso di totale assenza di qualsiasi incasso. Ciò è gravissimo perché altri adempimenti fiscali sono stati invece differiti o addirittura annullati. Abbiamo quindi presentato un emendamento per posticipare i pagamenti in acconto, così da provare a evitare che queste attività siano costrette a chiudere definitivamente a causa dell’inadeguatezza di un governo che non fa altro se non alimentare caos e confusione”.

 


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