Agrigento, rubano il motore di un barchino: fermati 6 tunisini pirati

Agrigento, rubano il motore di un barchino: fermati 6 tunisini pirati

Sopralluogo del prefetto all'hotspot di Porto Empedocle
EMERGENZA
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PORTO EMPEDOCLE (AG) – Sei tunisini sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto, dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento assieme ai militari della Guardia di finanza e della Guardia costiera, per pirateria. Si tratta dell’equipaggio del peschereccio Zohra del compartimento di Monastir che ieri hanno rubato il motore da un barchino di ferro, con 49 migranti a bordo, nonché il denaro di cui erano in possesso i migranti.

Il sequestro

Il peschereccio tunisino è stato sequestrato ed è ancorato, al momento, a Lampedusa. I sei – hanno da 52 a 30 anni – sono stati trasferiti, con motovedetta della Capitaneria, a Porto Empedocle e sono stati già portati al carcere di Agrigento. Rischiano, perché questo è previsto dal codice della navigazione, una pena che va da 10 a 20 anni di reclusione.

C’erano 49 migranti, fra cui 5 donne e un minore – originari di Camerun, Costa d’Avorio, Senegal, Guinea e Mali – sul barchino di metallo di 6 metri, partito da Sfax, a cui i 6 tunisini-pirati, fermati da squadra mobile, guardia di finanza e guardia costiera, hanno rubato il motore. I migranti sono stati costretti, poiché minacciati d’essere lasciati alla deriva, anche a consegnare il denaro che ognuno di loro aveva con sè.

Il primo caso di pirateria marittima

Già nelle passate settimane, e fu il primo caso in assoluto in cui veniva contestata la pirateria marittima che è prevista dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, la squadra mobile di Agrigento, la sezione operativa navale della guardia di finanza e i militari della Capitaneria di Lampedusa, avevano fermato il comandante del motopesca Assyl Salah di Monastir e i tre componenti dell’equipaggio che avevano chiesto la consegna di cellulari e denaro in cambio di un traino per farli avvicinare a Lampedusa.

Lo stesso identico copione che è stato realizzato, in acque internazionali, in danno del barchino salpato, dopo che i 49 migranti hanno pagato 1.500 dinari tunisini a testa, all’una di sabato.

Le intercettazioni

Ad intercettare il natante alla deriva, alle 20 di sabato, è stata la motovedetta Cp324 della guardia costiera che ha portato in salvo tutti, facendoli sbarcare a Lampedusa alle 3 circa di domenica.

Determinanti, anche in questo caso, così come nel precedente, i velivoli delle fiamme gialle che hanno permesso di ritrovare il peschereccio Zohra, con a bordo i 6 pescatori tunisini trasformatisi in pirati. Le indagini, era stato già rilevato dal procuratore capo facente funzioni di Agrigento, Salvatore Vella, hanno permesso di accertare che “diversi equipaggi di pescherecci tunisini hanno cessato di essere pescatori e si sono dedicati alla più lucrosa attività di pirati, depredando i numerosi barchini in ferro che continuano a partire dalle coste di Sfax con a bordo, per la maggior parte, migranti sud-sahariani ed asiatici”.

Sopralluogo del prefetto a Porto Empedocle

Intanto è in corso un nuovo sopralluogo del prefetto di Agrigento, Filippo Romano, fra l’area della tensostruttura del porto Empedoclino e il vecchio Palasport. “Stiamo provvedendo all’affidamento dei lavori per realizzare un hotspot in contrada Caos, nell’ultimo pezzettino di area portuale Empedoclina”, ha spiegato Romano.

“L’hotspot assicurerà un servizio d’accoglienza dignitoso – ha spiegato Romano – e sarà fatto in un punto vicino alle vie di fuga e lontano da ogni abitazione e insediamento di qualsiasi tipo. In attesa però, il problema c’è: abbiamo l’area sbarchi piena di persone, oggi siamo arrivati a 1.150 persone”.

“In questa area di pre-identificazione – ha aggiunto Romano – ci sono soltanto alcune tende che possono dare ricovero a qualche centinaio di persone. Abbiamo avuto quindi centinaia e centinaia di persone, fra cui molti bambini, che sono state per ore ed ore sotto il sole e di notte all’addiaccio, ecco perché è stata trovata la soluzione temporanea, pochi giorni appena, del Palasport”.

La protesta

Parole rassicuranti e riepilogative queste del Prefetto per i cittadini del luogo, soprattutto a seguito della protesta inscenata questa mattina dal commerciante Alfonso Crapanzano, titolare da 9 anni del panificio “Cotti al Forno”, in via Platone. L’uomo, infatti, ha inscenato una protesta davanti al suo locale incatenandosi insieme ai dipendenti per dire “no alla scelta di una struttura vicina destinata a ospitare i migranti”.

“La struttura sportiva, inagibile per usi sportivi, è vicina all’area sbarchi e può essere raggiunta a piedi dai migranti, ovviamente avverrà tutto sotto la stretta sorveglianza delle forze di polizia – ha spiegato ancora Romano – che presidieranno il Palasport impedendo uscite e ingressi. Non è un carcere, ma deve essere un ricovero per il tempo strettamente necessario affinché vengano fatti salire sui pullman che li trasferiranno nelle varie strutture d’accoglienza, individuate dal ministero dell’Interno, del Paese”.

Gli interventi per la realizzazione dell’hotspot

Entro questa sera, la Prefettura affiderà gli interventi per la realizzazione dell’hotspot di contrada Caos a Porto Empedocle. Struttura, come quella che sorge in contrada Imbriacola a Lampedusa, che sarà pronta fra tre mesi.

“Verranno collocati dei moduli abitativi che potranno ospitare 200, 250 persone. E in queste strutture verranno effettuate le procedure di fotosegnalamento, rilievo delle impronte digitali e dunque identificazione – ha detto il prefetto -. Accanto, a circa 150 metri, quindi i migranti potranno raggiungere l’area di pre-identificazione a piedi, verranno collocate delle tende e sarà il posto dove potranno essere accolti, e assistiti dalla Croce Rossa italiana, i migranti che verranno fatti sbarcare a Porto Empedocle”.

Ancora sbarchi a Lampedusa

Altri 195 migranti sono giunti a Lampedusa: quattro i barchini soccorsi dalle motovedette di Capitaneria e guardia di finanza, uno invece quello arrivato fino all’ingresso del porto dove è stato intercettato dall’assetto romeno di Frontex. Dieci, dalla mezzanotte, gli approdi sulla maggiore delle isole Pelagie dove sono sbarcati, al momento, 304 nordafricani.

Sugli ultimi natanti, tutti partiti da Sfax in Tunisia, da un minimo di 11 tunisini ad un massimo di 50 persone, fra cui donne e minori, originarie di Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Mali, Sierra Leone e Gambia.

Sull’ultima carretta, un’imbarcazione in legno di 6 metri, c’erano 11 tunisini che hanno riferito d’essere stati inizialmente trainati da un peschereccio tunisino di colore blu, con a bordo tre pescatori. Tutti i gruppi sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola dove, al momento, ci sono 1.616 ospiti, fra cui 124 minori non accompagnati. In mattinata sono stati trasferiti, e sono già giunti a Porto Empedocle, 379 migranti.

Adesso, su disposizione della Prefettura di Agrigento, la polizia sta scortando, in piccoli gruppi, altri 200 ospiti dell’hotspot al porto: verranno imbarcati sul traghetto di linea Cossyra che all’alba di domani approderà a Porto Empedocle.

Migranti in bus a Catania, Reggio Calabria e Vibo Valentia

Intanto ha preso il via la collaborazione tra la Regione siciliana e la Prefettura di Trapani per il trasferimento di 234 migranti dal Cpr di Milo, in provincia di Catania. L’Ast, società regionale per il trasporto pubblico, ha messo a disposizione cinque bus che domani trasferiranno 70 persone a Catania, 114 a Reggio Calabria e 50 a Vibo Valentia.

Aricò: “L’Ast non si è tirata indietro”

“Ricevuta la richiesta del prefetto di Trapani – dice l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò – abbiamo immediatamente attivato l’Ast che non si è tirata indietro. Il presidente della Regione Renato Schifani nei mesi scorsi ha ottenuto il riconoscimento dello stato di emergenza da parte dell’esecutivo nazionale e sta facendo la propria parte anche sul fronte dei trasferimenti. Un contributo importante per gestire l’enorme flusso di migranti che sta raggiungendo la Sicilia in queste settimane”.


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