Aldo, un sorriso nella città cinica | "Bande come in arancia meccanica"

Aldo, un sorriso nella città cinica | “Bande come in arancia meccanica”

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Foto di Roberto Riili
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Palermo comincia a essere violenta per i più deboli. Non solo Aldo. Chi va in giro lancia l'allarme.

PALERMO- Aldo era il sorriso che ti riscaldava, quando passavi dai portici di piazzale Ungheria. Non chiedeva, ma dava. Non stendeva la mano, reggeva la tua con un filo invisibile. Tu lo incrociavi e ti sentivi ricco e al caldo anche in un giorno desolato di pioggia. Ora, questo calore – qualunque sia stata la violenza che l’ha percosso – si è spento. Ed è una perdita incalcolabile. Aldo era un meraviglioso clochard. Un gatto. Le stelle. E parole levigate, quando le pronunciava, che somigliavano a versi di poesie imparate a scuola, clandestinamente, con il libro aperto sotto il banco.

Gianni Allegra, artista, disegnatore, racconta: “Passavo spesso di lì. Miki, il mio cane, abbaiava al suo bellissimo gatto. Poi avevano fatto amicizia. Una volta gli ho chiesto: ‘Di cosa hai bisogno?’. E lui: ‘Di niente, grazie’. E allora ho pensato: tra me e lui, il più forte è lui. Sull’accaduto posso dire solo che c’è un brutto clima generale ai danni dei più deboli”. Quale che sia stata la mano, il colpo o l’azione, è stata un’atrocità quella che ha strappato Aldo all’angolo di marciapiede che ingentiliva, soltanto essendoci. Le indagini chiariranno l’accaduto. Resta una incombente sensazione del peggio che è già qui. Di ciò che era umano e che, adesso, ha perso tutta la sua umanità, tra offese, omissioni, indifferenza.

Renzo Messina, anima della comunità di Sant’Egidio e dei volontari che soccorrono quei viandanti sotto le stelle, tratteggia in clima inquietante: “Non so che cosa sia successo al povero Aldo e chi sia il responsabile. Ma so, per averlo verificato, che ci sono bande di giovanissimi come in ‘Arancia meccanica’, quel celebre film su una gang di criminali, che danno fastidio ai clochard. Sono comparse da un po’, nell’ultimo anno. Insultano, tirano pietre, esercitano bullismo”.

“La nostra posizione – continua Renzo – è sempre quella di vicinanza a chi sta ai margini e di rifiuto di ogni forma di violenza. Aspettiamo di capire l’esito delle indagini se, come sembra, dovesse emergere che si è trattato di un’aggressione senza motivo sarebbe davvero una sconfitta per tutti. Che società è questa che perseguita i più fragili e indifesi? Bisogna proteggere i senzatetto con le soluzioni di accoglienza ma anche con un maggior controllo delle zone dove vivono che sono note a tutti”.

C’è chi ha scritto su facebook, uno dei tanti che hanno deposto un pensiero di cordoglio: “Un uomo gentile; ogni volta che veniva in città passava puntualmente a salutarmi in bottega ed era sempre una festa; rideva, impazziva all’idea che io avessi sull’uscio un bellissima pianta di peperoncino che lui adorava …”.

Sotto i portici, stamattina c’è una piccola folla. Qualcuno poggia una corona di fiori per l’uomo dal garbo sorridente nella città cinica. Qualcuno ha appeso alla saracinesca una poesia. Parla Nino Rocca, figura storica di militante per la solidarietà: “Il clima è pesante, concordo. Ma il problema che denuncio è anche un altro. Sono sempre di più quelli che a Palermo stanno in mezzo a una strada e a nessuno importa niente. Quali sono le politiche messe in campo per evitarlo?”.

C’è Daniela che vorrebbe che la zona fosse intitolata al suo amico Aldo. “Dobbiamo raccontare la storia di una violenza orrenda – dice – e non fermarci finché non sarà fatta giustizia”. Ma chissà se sarà così. Palermo, forse, dimenticherà. Metterà qualche fiore e si volterà dall’altra parte come ha sempre fatto. Palermo è davvero indifferente, cinica e crudele, se non in certi spiriti che non si rassegnano. Aldo resterà vivo, con la sua ombra, per gli amici, i suoi fratelli, di piazzale Ungheria, per Daniela che nel suo profilo facebook ha pubblicato una foto incantevole. Un uomo con un gatto sulle spalle. Aldo con Helios. Entrambi un po’ in allarme, un po’ sorpresi, un po’ sulle spine. Come chi sta comprando un paio d’ali perché vuole partire.

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