Alessia, l'ultimo saluto e i funerali FOTO

Alessia, gli ultimi ciao di una città innamorata: i funerali in Cattedrale

Alessia
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Le ultime ore nella camera ardente. Oggi i funerali

PALERMO- Di quello che abbiamo visto e sentito, nella camera ardente di una bambina, protetta da uno stadio amorevole che sembra costruito intorno alla sua anima candida, non diremo nulla. Perché il dolore degli altri, nel suo epicentro, esige il rispetto del silenzio. Questo è un lutto che sentiamo terribilmente, ma non bisogna dimenticare che Alessia, uccisa da un male, ha una famiglia. Hanno diritto a una zona invalicabile.

C’è il resto. Una camminata verso il ‘Barbera’, con le sue braccia spalancate. Dal ‘carciofo’ di piazza De Gasperi, a passo lento, fino all’ingresso dei locali che ospitano la piccolina.

Un percorso che i tifosi del Palermo conoscono bene, con le sue fermate mappate. Il caffè al bar. Il pane e panelle. La bottiglietta d’acqua. Anni fa, ci si dava appuntamento ‘alle cabine telefoniche’. Adesso, ‘il carciofo’, cioè il monumento notissimo, funziona da faro in mezzo alla tempesta del tifo.

Però, stavolta, non si va per ‘u sapuri ru gol, nel campo dei sogni, con le sue suggestioni. Non si va per la partita del Palermo, accompagnati dalla mano all’orecchio di Luca Toni, dalla rovesciata di Santino Nuccio contro la Juve Stabia, dal gol di Tanino Vasari contro la Pistoiese, in un delirio di pioggia e di vento.

Si va per Alessia. In questo giovedì di sole incerto e nuvole disposte a liberare squarci di azzurro, si va soltanto per Alessia, addormentata nel campo dei sogni. Il campo da calcio, lì accanto, sonnecchia, in attesa di un pallone.

Da lontano, troneggia l’immagine mitica della faccia di Totò Schillaci, sulla facciata del ‘Barbera’. Più in basso, a destra, il murale di Alessia, ritratta con le ali. Un tappeto di fiori. C’è chi sosta in preghiera lì davanti. C’è chi parla e si racconta sentimenti forti.

Raccontiamo, nel nostro piccolo, un miracolo. Qui non ci sono social, con la bellezza e le contraddizioni pesanti. Qui ci sono persone in carne e anima che volevano esserci, fisicamente. Che non sarebbero mai mancate. Che non avrebbero, a qualunque età, disertato. Qui c’è una città innamorata.

Qui c’è Palermo, quando non si arrende, quando vuole comunicare il suo affetto a chi ha deciso di donarlo.

Si ascoltano testimonianze di speranza e di fede. Qualcuno ha molto pregato nei giorni scorsi. Tutti hanno trepidato. I genitori stringono i bambini. Piovono ancora fiori sotto il murale di una bambina.

Alessia rappresenta una speranza che vale per chiunque. Non ha tolto ‘visibilità’ a nessuno. Casomai, anche lei, ci ha chiamati a guardare nella zona dolorosa, quella che non abbiamo il coraggio di affrontare.

Si sale per la camera ardente. Si scende. Oggi tanta gente accorrerà ai funerali in Cattedrale. Sono gli ultimi ciao collettivi per Alessia, già libera di volare. Ciao, non addio.

Il ritorno offre, nel tardo pomeriggio, i profumi serali dell’estate imminente. Uno struggente tramonto palermitano certifica la sconfitta dell’autunno e il commiato della primavera. Gelsomini lontani tornano a occupare la scena, dopo l’esilio.

Alessia, ci sarai anche tu, per il tempo concesso alle nostre partite con la vita. Tu vivrai nel campo dei sogni. Oltre la siepe da cui spunta, di tanto in tanto, un sorriso per ricordarci che il Paradiso esiste davvero.

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