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Alla fine pagherà Messineo?

Veleni e polemiche sulla procura di Palermo. Il procuratore capo, Francesco Messineo, potrebbe finire nell'occhio del ciclone?

Palazzo di giustizia
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Non è ancora tornato il palazzo dei veleni, ma di certo per adesso il palazzo di giustizia di Palermo è in piena bufera istituzionale. Prima è scoppiata la polemica sulle intercettazioni tra il consulente giuridico del Quirinale Loris D’Ambrosio e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino. Poi è stata la volta della reazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la cui voce era finita incisa sulle bobine della Dia mentre parlava al telefono con Nicola Mancino: erano intercettazioni indirette, ma per il capo dello Stato pur sempre lesive delle proprie prerogative costituzionali. Ecco perché il Quirinale ha sollevato conflitto d’attribuzione davanti la Corte Costituzionale contro la procura di Palermo. Una “botta pesante”. Oggi è stata quindi la volta dell’ audizione di Silvio e Marina Berlusconi, richiesta dai pm che indagano sulla trattativa Stato – Mafia che vorrebbero sentirli come testimoni, dato che secondo gli inquirenti sarebbero stati parte lesa delle continue estorsioni di Marcello Dell’Utri.

Nelle ultime settimane insomma il corridoio al secondo piano del palazzo di giustizia, dove hanno sede gli uffici della procura, è stato travolto da un vero e proprio ciclone istituzionale. A farne le spese potrebbe essere, a sorpresa, il procuratore capo Francesco Messineo. Il magistrato 66enne era stato aspramente criticato nelle settimane scorse per essersi rifiutato di firmare l’avviso di conclusione delle indagini sulla trattativa Stato – mafia. In seguito però aveva difeso il suo ufficio dalle potentissime bordate quotidiane arrivate dalle segreterie romane. “La trattativa non è presunta ma c’è stata” ha detto fino a poche ore fa. E nonostante avesse fatto mancare il suo visto all’avviso di conclusione indagini, Messineo aveva garantito per il pool coordinato da Antonio Ingroia: per lui quelle intercettazioni in cui era finito, per caso, registrato anche Giorgio Napolitano, erano state effettuate in maniera legittima.

Adesso però Messineo rischia di dover pagare quelle difese, peraltro doverose visto lo status di capo della procura di Palermo. Il magistrato originario di Cefalù era infatti in attesa della promozione a procuratore generale di Palermo. Un mese fa la commissione Incarichi direttivi del Csm lo aveva infatti proposto. Messineo l’aveva spuntata con tre voti, battendo di una lunghezza Roberto Scarpinato, attualmente procuratore generale a Caltanissetta. Indiscrezioni provenienti da Palazzo dei Marescialli lasciavano intuire come ormai l’addio di Messineo allo studio che fu di Giancarlo Caselli e Pietro Grasso fosse imminente: al massimo a settembre si sarebbe trasferito al primo piano, dove avrebbe preso possesso del nuovo ufficio. Prima, però, la sua nomina doveva essere confermata e proclamata dal plenum del Csm, che è presieduto ovviamente dal capo dello Stato. La votazione si sarebbe dovuta svolgere entro fine luglio. Adesso però sembra sia stata prorogata a settembre. E le valutazioni di Messineo sembrerebbero ribassate rispetto a quelle del collega Scarpinato.

 

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Commenti

    Di gravità inaudita l’intervento del Capo dello Stato: completa la censura di coloro che dovrebbero garantire la costituzione, la giustizia, la democrazia e promette inconcepibili ritorsioni sul Procuratore Messineo. Isolare la giustizia a Palermo ha dato buoni frutti alla mafia. Ripetiamo?

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