PALERMO – In Sicilia interi settori produttivi rischiano di scomparire, come conferma il dato sulla caduta libera del Pil oltre il 2 per cento a fine 2012 che riporta l’isola indietro di dieci anni e con previsioni ancora negative per il 2013: si stima un nuovo calo della produzione di beni e servizi tra lo 0,3 e lo 0,5 per cento. L’allarme arriva direttamente dalla Regione siciliana. I dati sulla crisi che continua a soffocare l’economia sono contenuti nel rapporto ‘L’analisi congiunturale dell’economia siciliana nel 2012’ elaborato dal servizio statistica del dipartimento Bilancio della Regione. “La Sicilia fa i conti con la crisi già da troppo tempo. Ma il vero problema è che ancora oggi – spiega Claudio Barone segretario generale della Uil Sicilia – non sono arrivati segnali di un’inversione di tendenza. E un cambiamento è necessario, per questo chiediamo subito un confronto tra il Governo e le parti sociali al fine di tutelare imprese e lavoratori”
“Lo scenario macroeconomico che attualmente fa da contesto al sistema Sicilia non mostra certo segnali incoraggianti – scrive il capo del servizio statistica, Giuseppe Nobile – Sono ormai cinque anni che la regione vive una spirale di arretramento che va ben oltre la congiuntura e sta diventando un dato strutturale”. Per i tecnici del Bilancio, dunque, la situazione potrebbe aggravarsi senza riforme incisive e in questo contesto potrebbe giocare un ruolo fondamentale anche il governo della Regione con un’azione di risanamento e riformatrice, al di là dei limiti imposti dal patto di stabilità e dalla stretta finanziaria.
“Una crisi di lunga durata sta mettendo a dura prova il tessuto sociale – mettono in guardia gli analisti della Regione – mentre le performance delle imprese stanno ridisegnando la mappa delle attività, con il rischio di scomparsa di interi settori industriali”. E “in questo contesto gli elementi di vitalità, che pure esistono e che riguardano in primo luogo la propensione all’export – avverte il capo dell’ufficio statistica – non riescono a compensare l’arretramento competitivo generale del sistema produttivo, con gravi riflessi sull’occupazione”.

