PALERMO – Come giudica l’accordo su Almaviva?
“E’ un accordo importante perché è l’ulteriore conferma di quello che noi riteniamo sia il ruolo dell’amministrazione comunale: promuovere lo sviluppo, ma anche preservare le presenze economiche e imprenditoriali sul territorio. Da questo punto di vista l’abbiamo fatto mettendo in sicurezza i dipendenti comunali, garantendo il posto di lavoro ai 4.200 lavoratori di Amia e Gesip fallite, eliminando il precariato al Comune, ma anche sostenendo le vertenze dei lavoratori di aziende private. Da qui l’impegno costante per i Cantieri navali, per Accenture e adesso per 1.500 lavoratori in una realtà, come quella dei call center, dove c’è una tendenza alla delocalizzazione e dove si è formata una consistente realtà produttiva e lavorativa che ha acquisito negli anni professionalità. Sarebbe stato un segnale terribile se, dopo il fallimento dell’Amia, si fossero persi i posti di lavoro, sarebbe stato un ulteriore aggravamento della crisi se, dopo la dissennata gestione della passata amministrazione, non avessimo dato vita a Reset con una formula innovativa che garantisce contratti a tempo indeterminato per i 1600 lavoratori rimasti. Sarebbe stato assai grave se Accenture, Wind e Almaviva avessero lasciato Palermo. Il nostro impegno è duplice, sul fronte pubblico e privato, in controtendenza rispetto al resto del Paese dove si licenzia o si manda in cassa integrazione la realtà lavorativa. A Palermo siamo impegnati come amministrazione per la tutela del lavoratore e di migliaia di famiglie, che già di per sé è importante, ma che manda anche un messaggio preciso: a Palermo possono operare grandi realtà come Wind, Almaviva, Accenture e i Cantieri”.
E sulle altre vertenze?
“Affronteremo il tema di altre grandi aziende in difficoltà, penso a Grande Migliore o ad Aps dove, con una dissennata gestione dell’acqua pubblica da parte di una miscela di sprechi e speculazioni, si sono privati i comuni del servizio idrico integrato, ovvero acqua potabile ma anche depuratori e quindi sistema fognario. Siamo impegnati ad affrontare questo tema in una dimensione di area vasta, così come facciamo per il tema dei rifiuti con la Rap, che non è la fallita Amia travolta da scandali, processi e condanne degli amministratori del passato, ma una realtà nuova che adesso può affrontare con Bellolampo il problema dei rifiuti anche se in maniera parziale, visto che mancano ancora oggi un piano regionale dei rifiuti e un sistema di impiantistica sul territorio regionale. Piuttosto che aspettare una legge di riforma dell’area vasta, noi facciamo riforma senza aspettare la legge di riforma. L’altro aspetto positivo è la collaborazione tra i comuni, come i 57 del Patto di Ventimiglia, i 3 del Patto dell’Arcipelago, tutti i comuni di Trapani con Borgetto, Balestrate, Palermo e Amat riuniti in un progetto di mobilità sostenibile: tutto questo senza attendere una riforma che porti a queste alleanze. Penso anche al Pon metro che prevede un coinvolgimento di Villabate e Ficarazzi, tutti segni di quel sistema di collaborazione istituzionale che evita sprechi, intermediazioni private e consente ai sindaci di affrontare direttamente i problemi della propria comunità. Posso dire le stesse cose dell’Anci, ormai punto di riferimento per consentire ai comuni di tutta la Sicilia di fare rete”.
Perché è importante la collaborazione fra enti locali?
“Nell’assenza e latitanza della Regione, se i comuni si mettono insieme forse si possono risolvere tanti problemi. Quando si è in crisi, si ha il dovere di stare insieme ed essere ottimisti. Quando si sta bene, ci si può prendere il lusso di stare da soli. Siccome siamo in una situazione di crisi, proviamo a fare sistema. Per come Anci Sicilia questo abbiamo lanciato un progetto di salute pubblica per contrastare l’attuale stato di emergenza istituzionale, con una conferenza stampa in piazza, a Palermo, il 17 marzo. Non ci limitiamo a criticare la Regione o il governo nazionale, ma cerchiamo di dare risposte senza spettare che qualcuno ce le regali. Tutto questo alla fine serve sicuramente a rendere il territorio della nostra Regione attraente, nel quale si può venire, restare e non è detto che bisogna necessariamente de localizzare”.

