PALERMO – Anche per il il Tribunale del Riesame Giuseppe Vulcano sarebbe il “ragioniere della mafia”. Confermata la ricostruzione della Procura di Palermo e respinta l’istanza di scarcerazione. Regge la contestazione di associazione mafiosa.
Vulcano è stato arrestato ad aprile nel blitz antimafia a Brancaccio, ma è cugino di Teresa Marino, moglie di Tommaso Lo Presti, capomafia di Porta Nuova. È stato il ragioniere con studio di consulenza in via Montepellegrino, non iscritto ad alcun ordine professionale, ad occuparsi dell’acquisto e della ristrutturazione delle ville dove ha abitato e abita la famiglia Lo Presti.
Vulcano si era specializzato nell’acquisto all’asta di immobili pignorati. Secondo l’accusa, la prepotenza mafiosa avrebbe scoraggiato la partecipazione di altri concorrenti e il prezzo andava al ribasso. Avrebbe pure messo gli occhi e le mani sui beni di uomini facoltosi senza eredi arraffati grazie alla pubblicazione di testamenti falsi.
Un “mafioso moderno e invisibile” lo hanno definito i pubblici ministeri Francesca Mazzocco, Francesca Dessì e Giacomo Brandini. Il giudice per le indagini preliminari Lirio Conti, aveva sottolineato il suo “protagonismo che richiama alla memoria personaggi della cinematografia e della letteratura romanesca criminale e, cioè, gli appartenenti all’organizzazione mafiosa con lo specifico compito di reinvestire le risorse economiche del sodalizio e di gestire e risolvere svariate questioni e problematiche burocratiche di interesse degli associati”.
“Risibile tentativo di difesa”
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia si era difeso sostenendo di avere fatto solo ed esclusivamente il proprio mestiere. “Risibile tentativo di manipolare molteplici acquisizioni investigative e di accreditare le sue prestazioni quale esercizio di attività pseudo tecnica – aveva scritto il giudice – al contempo cercando di derubricare i suoi qualificati rapporti con gli altri appartenenti all’associazione mafiosa come mero accidente determinato dai suoi legami familiari e dalle sue conoscenze di quartiere”.
I timbri trovati a casa del “ragioniere della mafia”
Durante la perquisizione della sua abitazione i carabinieri del Nucleo investigativo hanno trovato e sequestrato alcuni lingotti d’oro per un peso di poche centinaia di grammi, quasi 20 mila euro in contanti e dei timbri del tribunale palermitano e delle Procure della Repubblica di Palermo, Milano e Como con cui avrebbe falsificato i documenti per le aste e i testamenti.
La voce si era sparsa velocemente e i clienti aumentavano di giorno in giorno. Non solo mafiosi di diversi mandamenti della città, circostanza che confermerebbe la trasversalità di Vulcano, ma anche soggetti pignorati chegrazie a Vulcano avrebbero avuto accesso ai mutui bancari.

