Almaviva, chiudono Roma e Napoli | Ma a Palermo resta la paura

Almaviva, chiudono Roma e Napoli | Ma a Palermo resta la paura

Almaviva, chiudono Roma e Napoli | Ma a Palermo resta la paura

Confermati i trasferimenti a Rende, in Calabria. Il viceministro Bellanova: "Atti ricattatori"

PALERMO – C’è sconcerto all’interno del più grande call center di Palermo. Almaviva ha annunciato la chiusura delle due sedi di Roma e Napoli, con il conseguente licenziamento di 2.511 lavoratori. I quasi quattrocento operatori della commessa Enel, che entro la fine dell’anno, potrebbero essere trasferiti da Palermo a Rende, in Calabria, potrebbero dunque essere scambiati per dei miracolati. Non solo conserverebbero il posto, ma uscirebbero anche dalle forme di lavoro di solidarietà, in cambio, ovviamente, del trasferimento in un’altra regione e dell’allontanamento dalle proprie case e dalla proprie famiglie.

“Il nuovo piano di riorganizzazione, orientato al contenimento dei costi, ottimizzazione del processo produttivo, efficientamento logistico e valorizzazione delle tecnologie proprietarie – spiega la società con una nota – , prevede la chiusura dei siti produttivi di Roma e di Napoli ed una riduzione di personale pari a 2511 persone riferite alle sedi di Roma (1666 persone) e Napoli (845 persone)”. Le perdite medie mensili nei due siti “nel periodo successivo all’accordo del 31 maggio (giugno – settembre 2016), nonostante l’utilizzo di ammortizzatori sociali, sono pari a 1,2 milioni di euro su ricavi mensili pari a 2,3 milioni di euro. Il piano coinvolge il 5% del personale attualmente in forza al gruppo a livello globale”. La procedura è stata annunciata oggi, spiega la società, “di fronte agli sviluppi dell’accordo siglato il 31 maggio scorso ed in presenza dell’ulteriore, drastico aggravamento del conto economico e dei risultati operativi” ed “in coerenza con quanto evidenziato nei tavoli di monitoraggio mensili”. La decisione è stata quindi comunicata a sindacati e ministero del Lavoro. Lo stop al percorso previsto dall’accordo sindacale dello scorso 31 maggio arriva – sostiene la società – anche dopo “il rifiuto da parte dei sindacati di sottoscrivere lo specifico accordo sulla gestione di qualità e produttività individuale, impegno centrale e condiviso come vincolante in sede d’intesa, che nega inspiegabilmente una fondamentale leva distintiva per la qualificazione dell’offerta ed il progressivo riassorbimento degli esuberi”.

IL MINISTERO – Immediata la reazione del viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, che aveva convocato il tavolo al mise per discutere dei trasferimenti da Palermo a Rende per il prossimo 12 ottobre, e che di fronte a questa “provocazione” da parte di Almaviva ha parlato di “atti ricattatori”. Stiamo parlando di “donne e uomini, non dimentichiamolo – scrive la viceministro in una nota – che vedono bruscamente messo in discussione il loro futuro e delle loro famiglie”. “Chiedo – prosegue – di non andare avanti su una strada senza sbocco, frutto di annunci che appaiono come una vera e propria provocazione mentre è in corso un delicato confronto su più fronti. Si riporti la discussione ai tavoli di confronto preposti, si lascino da parte inutili e dannosi atti ricattatori e si ritorni al buon senso e alla responsabilità con cui invece tutte le parti devono lavorare per una soluzione condivisa e non traumatica”.

Una decisione così drastica ha colto di sorpresa la maggior parte degli attori coinvolti nella vertenza, ma Almaviva aveva più volte spiegato che non bastavano le misure di solidarietà per reggere il mercato, servono piuttosto interventi legislativi adeguati per combattere le delocalizzazioni e la pratica diffusa delle gare al massimo ribasso. Almaviva, nella sua nota, ha sottolineato la permanenza di “uno scenario di mercato in costante deterioramento (almeno dieci le aziende del comparto chiuse negli ultimi mesi) che rimane assoggettato ad inalterati fenomeni distorsivi, senza registrare gli effetti delle iniziative di riordino dichiarate. Come dimostra, nonostante chiare leggi dello Stato che rimangono inapplicate, l’incontrollato aumento delle attività delocalizzate in Paesi extra UE: sulla base dei dati ufficiali dell’Instat albanese, nel 2015 è raddoppiato il numero dei call center che lavorano per il mercato italiano con oltre 25 mila posti di lavoro. Inoltre, si è certificato il perdurante andamento di gare ad evidenza pubblica bandite o aggiudicate a tariffe del tutto incompatibili con il costo del lavoro”.

IL CONTO ALLA ROVESCIA – Ora partono i conti alla rovescia, al plurale. “Nel corso dei prossimi settantacinque giorni, secondo la normativa in materia, la società si confronterà con le organizzazioni sindacali per esaminare l’impatto sociale ed occupazionale della procedura”, spiega Almaviva. Mentre gli operatori della commessa Enel potrebbero essere trasferiti a Rende già a partire dal prossimo 24 ottobre. I primi raggiunti dalla lettera di trasferimento sono 154.

Ancora nel pallone i sindacati che non si aspettavano una mossa così repentina da parte della società e che devono scontrarsi con il malcontento e la sfiducia dei lavoratori, che già non avevano creduto all’accordo del 31 maggio e che ora si ritrovano di nuovo con un pugno di mosche. Oltre al fatto che il motto “#siamotuttialmaviva” in questo momento sembra essere stato messo da parte, visto che c’è chi è finito nel baratro e chi sta tirando un sospiro di sollievo, sperando che non sia soltanto momentaneo. “Le motivazioni addotte dall’azienda – scrive in un comunicato la Slc Cgil – sono palesemente pretestuose e strumentali: è evidente l’assoluta inconsistenza delle presunte inadempienze sindacali quali causa della spregiudicata determinazione aziendale. Siamo di fronte a un’autentica provocazione nei confronti delle organizzazioni sindacali e del Governo, nonché di una volgare forma di intimidazione nei confronti dei lavoratori. Respingiamo con fermezza tale decisione, ribadendo che i lavoratori hanno già pagato un prezzo altissimo”. “Per questo motivo – conclude – chiediamo un intervento immediato del Governo. La soluzione all’ennesima crisi di questa azienda non può essere trovata continuando a giocare sulla pelle dei lavoratori”.


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